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Liberalizzazioni. Negli ultimi dieci anni si è raddoppiato il peso delle imprese pubbliche locali sull’economia e i prezzi dei servizi pubblici sono aumentati più del doppio che nel resto d’Europa. Appalti e servizi pubblici locali pesano ben 228 volte più dei taxi. Capraro: “E’ ora di mettere le mani in tasca agli oligopoli e ai servizi pubblici”

Walter Capraro

Prendendo come fonte i dati ufficiali trasmessi al Governo dall’Autorità Garante della concorrenza, dalla Banca d’Italia e dall’Istat, Confartigianato ha messo a punto un’analisi dettagliata degli ambiti su cui dovrebbero intervenire le liberalizzazioni. Innanzitutto, si sono misurati i milioni di euro prodotti dai vari settori e si è scoperto, ad esempio, che la dimensione economica dell’ambito pubblico su cui sarebbero consigliate le liberalizzazioni supera i 260.000 milioni di euro. Il valore economico dei settori privati sfiora, invece, i 1.680.000 milioni di euro, riconducibili, però, soprattutto a tre o quattro ambiti: le banche e le assicurazioni, la distribuzione commerciale e l’energia. Tutti gli altri (libere professioni, trasporti, distribuzione di carburante) pesano molto ma molto meno: il valore economico del trasporto taxi, ad esempio, è di soli 1.146 milioni di euro, cioè 228 volte meno di quello prodotto dall’ambito pubblico. “Tutto nasce da un fenomeno che si è rafforzato negli ultimi dieci anni – dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – ossia l’aumento di 3 punti percentuali di Pil del peso del bilancio pubblico in economia. Nell’Italia del liberismo proclamato ma non praticato, si è verificato esattamente l’opposto di quanto è successo in Germania, dove nello stesso periodo il peso del pubblico è sceso di 2,9 punti. Non solo, ma probabilmente alimentato da una lottizzazione politica spinta, è raddoppiato anche il peso sull’economia delle aziende di servizio pubblico locale, che è passato dal 2,3% di inizio 2000 al 4,6% di oggi.” Tutto questo non ha provocato una diminuzione dei prezzi, anzi. A dicembre i servizi regolamentati di ambito locale (come ad esempio, la raccolta dei rifiuti, i trasporti extraurbani, i pedaggi autostradali, la revisione e i passaggi di proprietà delle auto) hanno registrato una crescita dei prezzi del 5,9%. I prezzi amministrati (tra cui quelli di energia elettrica e gas) sono cresciuti del 7,4%, ma se guardiamo agli ultimi dieci anni l’aumento è addirittura del 57,2%. I prezzi delle assicurazioni sono saliti, solo a dicembre, del 4,3%, quelli dei servizi finanziari del 3,2% e quelli dei trasporti ferroviari del 9,8%. E i prezzi dei carburanti, in un anno, sono cresciuti del 16,8%, quelli dei prodotti farmaceutici del 4% e quelli dei servizi medici del 25,1%. “In sostanza, i prezzi dei servizi pubblici e quelli di alcuni settori privati che pesano moltissimo sulla nostra economia – dice Capraro – sono cresciuti molto di più che nel resto d’Europa: per i prezzi amministrati, per l’acqua, per la raccolta rifiuti e per i carburanti l’aumento è stato più che doppio, mentre per i servizi medici la crescita è stata addirittura sei volte maggiore rispetto alla media europea. E’ vero che bisogna lasciar lavorare il Governo Monti e che, come sostengono in molti, il vero giudizio sul suo operato lo potremo formulare solo tra un anno, ma è anche vero che l’equità, per non restare solo retorica, va tradotta in interventi che i cittadini possano misurare realmente in termini economici. Il trasporto taxi va sicuramente toccato, ma le piccole imprese si aspettano che il Governo, al più presto, metta le mani in tasca ai settori economicamente più pesanti, dove l’apertura dei mercati avrebbe davvero un impatto significativo sulla crescita.”

 

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