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“Vent’anni da sporco lobbista” raccontati da Fabio Bistoncini, professionista del lobbyng. Che avvisa: “Questo è l’ultimo treno per i partiti politici per autoriformarsi”

Quando, agli inizi della carriera, gli amici di famiglia chiedevano al padre quale fosse la professione del figlio, il capofamiglia imbarazzato preferiva delegare la madre a tutte le spiegazioni del caso. Vent’anni dopo, il giornalista economico Oscar Giannino definisce essenziale ed eroico il sano lobbismo. «La verità sta nel mezzo» sostiene Fabio Bistoncini, fondatore di PB e Associati, società nata nel 1996 che si occupa di advocacy e lobbyng, docente in master e corsi di laurea e autore del libro “Vent’anni da lobbista” presentato da Stefano Vietina venerdì sera nella libreria MondoLibri di via Mezzaterra a Belluno. «In tutti i Paesi il lobbista ha un’accezione negativa perché si ritiene che eserciti la mera attività di trasferire gli interessi di un gruppo al decisore. Ma non è solo così» spiega Bistoncini, che attribuisce ai partiti della I^ Repubblica il ruolo di aver compensato gli interessi, come filtri, o “cancelli di entrata”. «Gli interessi di gruppi da difendere ci sono sempre stati, anche nelle società sportive, attraverso associazioni e organizzazioni di destra e di sinistra.  In tutte le società organizzate, insomma – ha detto Fabio Bistoncini – , il lobbyng, ossia l’attività di interlocuzione dinanzi al decisore, a colui che ha il potere di regolamentare la materia, si è sempre fatto».  L’autore ha sottolineato come il consumerismo, ovvero la tutela dei diritti del consumatore, nato negli Usa, negli anni ’50 abbiano cambiato la politica. Ronald Reagan il presidente del movimento più conservatore degli Stati Uniti, fece proprie le istanze dei consumatori penalizzati nel 1981 dallo sciopero dei controllori di volo. E ne licenziò oltre 11mila perché violarono le leggi dello sciopero, sostituendoli con personale militare. I consumatori uniti da uno stesso interesse diventano un soggetto forte. «Oggi è ancora più facile dialogare. I social network creano delle community intorno a degli interessi, con facilità di aggregazione.  Negli ultimi referendum – ha spiegato l’autore –  nonostante il silenzio di tv e giornali, il messaggio è passato ugualmente. E solo in un secondo tempo i partiti, accortisi dell’interesse suscitato nell’opinione pubblica orientata per il “sì” abrogativo, hanno cercato di recuperare gli elettori». Secondo Fabio Biscontini, questa fase di transizione con il governo Monti, coda della I^ Repubblica “perché la II^ non è mai nata” rappresenta l’ultima occasione per i partiti per trasformarsi edessere vicini ai cittadini.