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Caso Cortina ed evasione fiscale *intervento di Paolo Bampo

Paolo Bampo

La rivolta fiscale esercitata alla luce del sole, quale scelta di una ben precisa strategia di guerra tesa ad abbattere uno Stato, potrebbe anche essere una nobile battaglia da condividere in massa. L’evasione fiscale fine a sé stessa è invece un fenomeno da respingere, soprattutto se diviene un fatto comportamentale consolidato e sistematico. Essa non è un’autodifesa, ma solamente un sotterfugio attuato per aumentare i propri profitti.   E’ una scommessa non giustificabile, lanciata nella speranza di non essere “beccati” e, quindi, non è meritevole di comprensione o di sostegno. Qualcuno vorrebbe anche far credere  di essere stato costretto ad evadere per non andare in perdita con la propria attività. La scusa dello stato di necessità non è però accoglibile perché,  a prescindere dal fatto che abitanti e frequentatori  di Cortina come quelli coinvolti nelle recenti rilevazioni dell’Agenzia delle entrate, in linea di massima non si trovavano nella condizione di indigenza, cosa succederebbe se tutti quelli che non arrivano a fine mese traessero giustificazione dal proprio “status” per  delinquere?  Quando evasori fiscali provenienti da ogni parte d’Italia, vengono a passare le proprie ferie a Cortina o Belluno, non necessariamente dobbiamo permettere che i nostri paesi diventino (seppur il nostro comparto turistico ne trarrebbe vantaggio) dei paradisi ove l’ illegalità trovi complice copertura e sollievo.  Non si può neppure addurre la scusante della vessazione se si evade per principio. La persecuzione infatti reale se non ci fosse il reato, come pure è fuorviante l’invito a cercare l’evasione altrove, con la speranza di depistare l’attenzione dei controllori e nascondere  o sminuire, così, il proprio illecito.                                        Pur ritenendo corretta, quindi,  la posizione di chi inneggia ad una vera e propria rivolta fiscale e reputando anche scontata la levata di scudi delle associazioni di categoria, non è invece da condividere la posizione di quei politici che, per guadagnare facili consensi , innalzano le barricate a difesa di certi “furbetti”.  Forse il clamore sollevato dalla nota inchiesta è stato eccessivo, probabilmente il momento scelto per le verifiche è stato il peggiore, può darsi anche che Cortina non sia la situazione peggiore d’Italia e non meritasse di essere la prima, certamente, inoltre, tutti ci aspettiamo che uguale rigore sia applicato in ogni situazione territoriale e non solo al nord?ma, se i dati evidenziati  a Cortina corrispondono al vero, i reati c’erano e non si può dar colpa ai controllori per averli rilevati nello svolgere il proprio ingrato compito. Non sono  imputabili alla GdF quindi i danni che deriveranno dagli esiti e dal clamore dell’indagine. Non rovesciamo infatti la frittata: gli evasori non sono le vittime, bensì i rei ed i controllori dell?Agenzia delle entrate sono stati solamente la lente di ingrandimento di una situazione probabilmente reale. La responsabilità di ciò che è successo e di ciò che accadrà è perciò di chi, avendo perso la scommessa iniziale dovrà far mente locale al proverbio: “chi è causa del proprio mal pianga se stesso”.  Peccato  però che, a causa del danno d’immagine causato da pochi, anche tanti altri ne faranno le spese.

Paolo Bampo

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