“Alla luce dei fatti riguardanti l’uscita della Fondazione Cariverona dalla Fondazione Teatri, e delle recentisime dichiarazioni dell’Assessore Passuello, trovo sia arrivato il momento di intervenire politicamente nei riguadi di una situazione che ha del disdicevole”. Lo afferma Andrea Segat, leader della Federazione della Sinistra di Belluno. “L’assessore Passuello ha delle responsabilità politiche oggettive a tal proposito – prosegue Segat – nelle sue parole nelle quali evidenzia che la spesa della gestione della Fondazione Teatri era troppo elevata, ha fatto in modo che il socio con più facoltà economica se ne uscisse. Conseguentemente, se non c’è chi finanzierà cospicuamente l’attività della fondazione teatri,si rischia la chiusura del teatro comunale da sempre luogo e salotto della cultura bellunese. L’assessore Passuello dice di dover fare i conti con un socio in meno, la fondazione Cariverona, la provincia commissariata e con la posizione incerta del comune di Feltre, e meno male che il comune di Belluno ha le idee chiarissime, talmente chiare da ridurre all’osso l’attività culturale della città capoluogo, un cambio di rotta tanto aspirato che è degno dei più grandi piloti kamikatze dell’allora impero giapponese. Il tanto, da lei bistrattato, TIB ha garantito nel corso degli anni un’intensa attività culturale, percependo ed assecondando il gusto e l’interesse dei cittadini e non solo, offrendo al territorio un pruralismo teatrale degno e sicuramente apprezzato, ed a mio avviso non ci si capacita del motivo per il quale va peggiorato un sistema che funzionava in modo adeguato, magari volendo importare cartelloni ed attività di altre realtà territoriali, con costi sicuramente maggiori. Ora chi pagherà i 100 mila euro che il TIB avanza dalla Fondazione Teatri, se le casse del comune piangono e i suddetti parthners si ritrovano nelle sopraccitate situazioni? Ai posteri l’ardua sentenza. Chi finanzierà il restauro del teatro Comunale? È evidente che non sia un problema di riempire il teatro di contenuti, ma se si vuol fare cultura ed attività correlate ad essa non si può pensare in questi termini ma va pensato il tutto in una base territoriale e gestita da chi ha la possibilità di conoscere davvero il territorio e la propria gente. Qui si sta perdendo tempo nel porre ipotesi e nel frattempo la realtà scivola di mano in modo inesorabile, a danno della stessa città, dei cittadini, della cultura e dei posti di lavoro. Concretamente – conclude Andrea Segat – , proporre nuovamente un’offerta culturale di buon livello, con chi, come il TIB ha la conoscenza del territorio, è l’idea più percorribile a patto che politicamente si scenda dall’altarino della presunzione di avere ragione nonostante i fatti”.


