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sabato, Ottobre 31, 2020
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Il fallimento della politica secondo il Mab, Movimento autonomista bellunese

 

Eugenio Padovan

All’alba del 2012 il Movimento Autonomista Bellunese (organismo d’opinione nato nei primi anni novanta su solide ed esclusive basi culturali per il nostro riscatto complessivo, rimasto tale sino a oggi) non può rimanere in silenzio di fronte alla grave crisi italiana e chiaramente del nostro territorio da riferirsi in particolare ad un complessivo vuoto culturale. Prima di tutto il MAB non può passare sotto silenzio il dannoso fallimento della classe politico-amministrativa alla quale i bellunesi hanno consegnato, qualche anno fa, il governo dell’amministrazione provinciale, dei comuni di Belluno, Feltre e di tanti altri. Uno dei più gravi limiti e chiusure di questi rappresentanti sono riferibili all’incapacità di ascoltare la società civile e di avere presunto, con grave torto, che potesse essere sufficiente avere un’omogeneità politica; nei vari livelli dal locale, al regionale, sino al nazionale, per affrontare e risolvere i problemi e le attese della nostra montagna. Visti i risultati nulla di più errato. Infatti, non è stato così, perché i fallimenti si sono verificati a catena con crisi a ripetizione.  Dalla caduta della giunta provinciale, agli scontri mai sopiti e rotture tra le forze politiche delle coalizioni di Belluno e Feltre. Ed ancora le cadute impreviste e disastrose come quella di Gsp-Bim. Tutto questo ha determinato e dimostrato l’insopportabile e preoccupante assenza di una cultura politica e strategia, conoscenza delle potenzialità economiche e sociali che ci ha condotto ai margini o addirittura fuori da qualsiasi processo e prospettiva che con maggiore intelligenza e lungimiranza potevano essere attivate. Ad esempio il riconoscimento UNESCO è rimasto al palo inespresso, salvo in qualche lodevole occasione, come pure gli importante capitoli della cultura e dei beni culturali che potevano e devono ancora essere un grande veicolo per aiutare lo sviluppo della nostra provincia. Prendiamo quest?inverno senza neve e di alte temperature, una grave situazione per le caratteristiche del nostro turismo stagionale che, tuttavia, poteva e può ancora per il futuro essere aiutato dall’affiancamento d’itinerari connessi con il nostro sistema dei musei, e tutto quello che può essere riassunto con la definizione di percorsi tradizionali, culturali, tra le specificità che vanno naturalmente costruiti, organizzati anche per tutte le stagioni. Certo come afferma il MAB tutte queste prospettive e programmi si scontrano ancora e duramente con l? insopportabile miopia di un notevole numero di amministrazioni locali poco attente nell?indirizzare gli investimenti assicurati da apposite leggi, finanziamenti (Fondi Letta e Brancher) e quelli di provenienza europea. Si può iniziare con il Comelico, dove si suppone di puntare tutto sullo sviluppo sciistico tralasciando colpevolmente il capitolo dei beni culturali e il Centro Cadore.La Val del Boite al cui apice c’è Cortina e scendendo via via sino a Castellavazzo con le polemiche che hanno annegato la possibilità di valorizzare il cospicuo patrimonio archeologico emerso e riseppellito in centro al paese. Belluno con i centri culturali tenuti aperti dal volontariato. Il paragrafo riguardante Feltre, la seconda città del bellunese, dalle forti valenze storico-archeologiche, contiene decenni di scavi e ritrovamenti antichi sconosciuti, mai devenuti pubblici e fruibili mediante mostre, musei o itinerari da assommare a quel gioiello di città rinascimentale che si sviluppa sul Colle delle Capre e non solo. E insieme con tutto questo le incomparabili bellezze ambientali su cui contare senza farsi tentare dagli stravolgimenti e cementificazioni. Infine il MAB non può tralasciare le conseguenze costituite dalla cancellazione delle province alla qualei ritiene che si debba reagire studiando possibilità e prospettive connesse con territori e realtà regionali dalle medesime caratteristiche montane come il Trentino Alto Adige e il Friuli. Bisogna quindi attrezzarsi per trovare in noi bellunesi le risposte per una collocazione istituzionale e le necessarie capacità di autogoverno di un territorio complesso ma connotato da molteplici unicità da valorizzare per il presente e il futuro. Eugenio Padovan – portavoce del Movimento Autonomista bellunese

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