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L’attività del Teatro Comunale è già programmata fino a giugno, la Fondazione teatri rimane orfana della Fondazione Cariverona. Ma l’assessore Passuello vuole creare un nuovo posto di lavoro: il direttore della Fondazione * intervento di Daniela Nicosia

Daniela Nicosia

La memoria è necessaria a capire i processi, a progettare il futuro – da questo era mosso il promemoria di Natale – ora all’esordio del nuovo anno penso urga riflettere su un reale progetto di sviluppo per il nostro Teatro.
Per questo invito l’Assessore Passuello ad informarsi su cosa sono le Residenze Teatrali. Esistono da tempo in Piemonte, Puglia, Toscana, e, addirittura, in Lombardia sono state istituite e finanziate dalla Fondazione Cariplo che è una fondazione di origine bancaria come la nostra Cariverona. Inoltre, Assessore, le ricordo che l’ex Ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, nelle Giornate Professionali del Teatro Italiano, svoltesi a Torino il 7 luglio 2011, ha dichiarato che uno dei suoi primi obiettivi sarebbe stata l’Istituzione delle Residenze Teatrali nei territori, come risposta ottimale per l’Innovazione del Sistema Teatrale.
Le ricordo anche che l’attuale Giunta del Comune di Belluno, di cui Lei fa parte, aveva deliberato in aprile il progetto di Residenza e che il Sindaco lo scorso novembre ha rilanciato il progetto stesso in quanto esso potrà garantire con un ottimo rapporto costi-benefici, l’attività culturale e gestionale del Comunale e dei Teatri della Provincia, cosa che, data la congiuntura economica del momento, non è di poco conto. Solo un progetto di Residenza Teatrale, infatti, potrà favorire lo sviluppo teatrale della nostra città e Provincia, lo sviluppo delle professionalità, dell’occupazione, dei talenti e delle Associazioni bellunesi.
A tutto questo Lei risponde pensando di nominare un direttore per la Fondazione, Ente che oggi non ha più alcuna attività artistica in proprio, e nemmeno il suo maggior socio Fondatore la Cariverona, e che deve prima pagare tutti i suoi debiti e, mi permetto di ricordarle, prima i corrispettivi per prestazioni già godute e poi i contributi. A che serve un direttore quando l’attività del Teatro Comunale è già stata programmata e calendarizzata fino a giugno da soggetti diversi, tra cui il Tib, che, con la Stagione di Prosa, totalmente a proprie spese, ha garantito ai bellunesi la consueta offerta teatrale? Ma per Lei, questa scelta del Tib per la città, come ha dichiarato sulla stampa, è stata una “furbata”, ricorda? Sempre in quell’occasione si disse amareggiata per la Stagione del Tib, è questa la “collaborazione condivisa” di cui all’incontro dell’11 c.m.?
Siamo stanchi di questa politica, che si “amareggia” per le cose costruttive, e si affanna, nelle sedi dei partiti, per quelle distruttive.
Ben vengano i tavoli, Assessore, ma non per riaprire polemiche, e non con posti fissi già assegnati per i giocatori amici. Perché qui non si parla di un gioco, ma di gestione di uno spazio pubblico quale il Teatro Comunale, che necessità di essere aperto a tutti, ma abitato da chi ha titoli, competenze e certificazioni, necessarie alla tutela dell’Ente stesso, dello spazio e ancor prima degli spettatori.
Lo sappiamo bene che c’è crisi, ma in tutti i capoluoghi d’Italia, malgrado la crisi, le strutture teatrali continuano ad avere le convenzioni e a fare il loro lavoro. Solo a Belluno non è possibile? E di ciò non pensa di esserne responsabile?
Vede, Assessore, la collaborazione condivisa è possibile solo laddove si lavori tutti insieme nell’interesse della città, laddove si sia in grado di integrare finanziamenti pubblici e privati, come accadeva per il Filo d’Arianna, per Comincio dai 3, per Doc, laddove ci sia un progetto e una reale condivisione di un progetto.
Forse Lei, nel suo impeto anti Tib, ha dimenticato di dar vita ad un progetto culturale complessivo per la nostra città, ha dimenticato di mettere in relazione positiva e propositiva le realtà culturali di questo territorio, ora che il nuovo anno si avvicina, e le elezioni anche, parla di “collaborazione condivisa” per il teatro, ma il teatro luogo della finzione scenica, ha bisogno di verità profonde, per rendersi comunicante, le verità che gli uomini di buon cuore conoscono e sanno riconoscere.
Daniela Nicosia *
*direttore artistico di Tib teatro

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