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Contrari al prolungamento della A27, sostenitori di una progettualità sempre più spinta verso il trasporto su rotaia. Le proposte del Movimento 5 Stelle

Qualche settimana fa il governatore del Veneto Luca Zaia è arrivato in terra bellunese ed ha rispolverato il prolungamento autostradale A27 (che da qualche tempo giaceva in un misterioso silenzio) sostenendo il progetto della famosa Venezia-Monaco. Sono di questi giorni anche i continui tagli al trasporto pubblico ferroviario: la chiusura della biglietteria di Calalzo, la riduzione degli orari della biglietteria di Feltre e la soppressione di ben tredici corse sono gli ultimi episodi di una lunga serie di tagli sconcertanti e in controsenso con le esigenze del nostro territorio. Purtroppo il bellunese è in buona compagnia dal momento che in tutto il Veneto si stanno portando avanti politiche assurde di mera speculazione finanziaria e cementificatoria del territorio (la nuova Pedemontana, la camionabile tra Venezia e Padova, Veneto City, il Mose di Venezia, tanto per citarne solo alcuni). Tutte queste “grandi opere” ci vengono spacciate come sviluppo del territorio, ma in realtà sono delle costruzioni vecchie ancor prima di entrare in funzione, oggi riproposte dal solito politico di turno senza alcuna logica e senza tener conto delle ricadute negative che queste avranno sul territorio. Per dar adito a tutto questo si tagliano i servizi pubblici e ferroviari, gestendoli in malo modo, per avere un alibi a favore degli interessi di pochi e a scapito del cittadino, costretto così ad usare l’auto privata in qualsiasi minimo spostamento. Il Movimento 5 Stelle è da sempre contrario al prolungamento verso nord della A27 (leggi qui le motivazioni), nella convinzione sia necessario – oggi più che mai – sostenere una progettualità sempre più spinta verso la scelta di trasporti pubblici, specialmente su rotaia. Un’azione strategica per dare nuova linfa al trasporto pubblico bellunese è quella di ricreare il collegamento ferroviario Calalzo-Cortina-Dobbiaco, chiuso il 17 maggio 1964 quando l’ultimo treno partì da Cortina per Calalzo. Ripristinare quei 65 kilometri di percorso – adeguando la tratta agli standard europei sul modello delle altre ferrovie di  montagna, come in Svizzera e in Austria – significherebbe aprire la provincia verso gli amici trentini e oltralpe, anche attraverso il collegamento con la ferrovia della Val Pusteria. La storia insegna: grazie alla memorabile “Ferrovia delle Dolomiti” Cortina trasse un profondo beneficio in termini di afflusso turistico. Basti pensare che in occasione delle olimpiadi invernali di Cortina del 1956 quel trenino bianco-azzurro riuscì a trasportare 7mila passeggeri al giorno, attraversando vallate dalla natura meravigliosa, località di villeggiatura oggi sempre più trafficate, appassionati di montagna e amanti di sport invernali. Quel trenino, guardando il traffico automobilistico odierno delle nostre strade provinciali, rappresentava il vero progresso. Nella visione d’insieme di un piano ferroviario che potrebbe rilanciare turisticamente la provincia, un altro collegamento fondamentale è quello della Venezia-Calalzo: una linea ferroviaria di alta qualità permetterebbe di “vendere” il pacchetto Dolomiti associandolo a quello Venezia. Non ci vuole un genio per capire che le ricadute in termini di presenze, soprattutto straniere, potrebbero essere molto elevate. Un’altra azione lungimirante, già elaborata agli inizi del secolo scorso e mai realizzata, è quella di creare un collegamento ferroviario fra Feltre e Primolano per mettere in comunicazione la Valbelluna con la Valsugana e la Valbrenta (corridoio con il Trentino e asse ferroviario del Brennero). Si consentirebbe così una connessione strategica fra la tratta Padova/Treviso-Montebelluna-Calalzo con la ferrovia Venezia-Castelfranco-Bassano-Trento e quindi il Brennero. Un percorso di lungo meno di 25 kilometri che avrebbe numerosi effetti benefici sulla circolazione fra le due province (si pensi, ad esempio, ai numerosi studenti bellunesi iscritti all’università di Trento). Sono queste le valide alternative alla realizzazione di nuove strade in zone caratterizzate da un elevato pregio ambientale e paesaggistico. Il ripristino della Calalzo-Cortina-Dobbiaco e la creazione del collegamento Feltre-Primolano sono due proposte che porterebbero un reale giovamento al territorio bellunese; due sbocchi (uno verso nord, in direzione Dobbiaco e Austria, ed uno verso ovest, in direzione Trentino) che aprirebbero il bellunese alle realtà a noi più vicine. Per quanto riguarda invece il trasporto su gomma, l’unica opera che possiamo ritenere valida al fine di snellire la circolazione in uscita dalla A27 a Pian di Vedoia è la circonvallazione di Longarone-Castellavazzo, irrisolto punto nero della viabilità bellunese, ultimo tratto critico per il traffico nei giorni di punta poiché è a monte di quel punto che si formano le code chilometriche di cui parlano spesso i telegiornali. Un vero e proprio collo di bottiglia. Ma negli ultimi tempi sembra che i fondi destinati a quest’opera si siano dissolti. La variante di Longarone è sparita perché evidentemente gli interessi che ruotano intorno alla costruzione dell’autostrada (parliamo di miliardi di euro) hanno fatto la magia.

Movimento 5 Stelle Belluno www.belluno5stelle.it

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