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lunedì, Ottobre 26, 2020
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Ecco perché parteciperò alla manifestazione del Comitato acqua bene comune sabato a Belluno

Nella nostra provincia, nel silenzio generale, aumentano a dismisura i progetti di centraline e grandi centrali di derivazione per uso idroelettrico in attesa di approvazione. Si contano oggi più di un centinaio di progetti. La prima riflessione è inerente al bacino del fiume Piave che è tra i più artificializzati d’Europa: meno del 15% dei corsi d’acqua dei nostri territori di montagna può essere oggi classificato come naturale. Nonostante questo si continua ancora a vendere e concedere più acqua di quella realmente disponibile. Tra le conseguenze di tutto ciò va indicato, l’incremento dei rischi idrogeologici, la perdita di diversità naturali e di paesaggio, lo svuotamento dei corsi d’acqua e dei laghi di montagna, l’aumento dell’inquinamento dei corpi idrici e la difficoltà di vita della fauna ittica. La seconda riflessione è inerente alla completa assenza di un quadro generale aggiornato che individui le risorse idriche della provincia, di quali bacini siano utilizzabili, di quali invece vadano preservati e con quali criteri si debbano operare queste scelte. Non è dato di sapere quante grandi e piccole centrali siano presenti oggi e soprattutto quante saranno fra 2/3 anni e quale impatto avranno sul territorio una volta realizzate. Manca un serio controllo sulla adeguatezza tecnica dei progetti, non c’è un organo predisposto che controlli il deflusso minimo vitale e per il suo calcolo non si hanno quasi mai misure dirette per una valutazione realistica delle portate. Perché il nostro territorio non diventi una terra di conquista per facili profitti sull’acqua, perché le istituzioni che operano nel settore sappiano coordinare gli sforzi per un quadro regolamentato e trasparente, che guardi al futuro, alla salvaguardia del nostro territorio e non all’immediato profitto, sabato 17 dicembre parteciperò alla manifestazione del  Comitato acqua bene comune. Anche se la nostra provincia conta ben poco (200000 voti valgono ben poco rispetto ai 4 milioni di elettori del Veneto), non può tacere: i fiumi sono ecosistemi essenziali alla vita ed arterie della nostra storia ed in quanto tali, vanno difesi e governati attraverso processi trasparenti e non consegnatii nelle mani di coloro che sono solo interessati ad immediati e facili profitti.

Francesco Masut – Belluno

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