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Lorenzago e Giulio Tremonti. Il Cadore apre la biografia dell’ex ministro

Le origini (sin dagli avi più lontani, probabili mercanti friulani e dal soprannome di famiglia. “Deandul”) e l’infanzia a Lorenzago di Cadore, il rito del “campanotto” e la casa, Villa Angiola, all’ingresso del paese. Poi le visite papali, le “cene degli ossi” in salsa leghista e la cittadinanza onoraria nel 2009. Il rapporto tra Giulio Tremonti e la sua Lorenzago apre la prima biografia sull’ex ministro dell’Economia, scritta dal giornalista economico Giampiero Castellotti, già firma del quotidiano “L’Unità” e dall’economista Fabio Scacciavillani, con lunghe esperienze alla Banca centrale europea, al Fondo monetario internazionale e a Goldman Sachs prima di approdare ai fondi d’investimento dei Paesi arabi.

Il libro, “Tremonti, il timoniere del Titanic”, esce in questi giorni nelle librerie, pubblicato da Editori Riuniti. In cinquecento pagine ripercorre la storia del tributarista valtellinese, dalla nascita al recente abbandono della più preziosa scrivania del ministero dell’Economia, quella che fu di Quintino Sella. Un’articolata lettura sulle vicende umane, professionali, politiche ed economiche di una delle principali, più ermetiche e sfuggenti figure che hanno caratterizzato, tra alti e bassi, tre decenni di vita economica e politica italiana: dalle consulenze di Palazzo nel periodo craxiano (in particolare alla corte di Rino Formica, ma anche come autore della parte economica del Concordato del 1984 tra Stato e Chiesa, con l’ideazione dell’otto per mille) alla folgorazione per Mariotto Segni, che gli permetterà nel 1994 di entrare per la prima volta in Parlamento; dalla salita sul carro di Arcore con un repentino cambio di casacca nel 1994, al lungo feeling con la Lega, sancito anche da cene alpine; fino alle ultime stagioni nel ministero di via XX Settembre, i cui risultati sono oggetto di contrastanti analisi economiche che si protrarranno per chissà quanto tempo.

Oltre alle vicende biografiche – dai dissidi con l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio alle divergenze con Gianfranco Fini, che contribuiranno alle dimissioni da ministro nel 2004, fino all’amicizia con Marco Milanese – i due autori analizzano nel dettaglio trent’anni di politica economica, evidenziando, con numeri alla mano, punti di forza, incongruenze e contraddizioni dei provvedimenti promossi dall’ex ministro dell’Economia.

Un capitolo del libro è dedicato all’Alitalia e alla cordata italiana che l’ha rilevata nel 2008 con la benedizione del superministro. Un altro capitolo, denominato “Il pizzo di Stato”, approfondisce invece l’inasprimento dei metodi di accertamento fiscale attraverso Equitalia a fronte del depotenziamento degli strumenti d’indagine, come il “fu” Secit. Un’altra sezione raccoglie circostanziati addebiti a quei tanti operatori della comunicazione che hanno sostenuto con foga per anni le teorie fiscali e l’operato economico del professore di Sondrio.

Non manca, infine, l’analisi della “filosofia tremontiana” espressa soprattutto in libri di successo, come “La paura e la speranza” del 2008.

Il libro di Castellotti e Scacciavillani raccoglie anche una serie di contributi esterni sull’operato di Tremonti scritti da noti economisti come Adam Asmundo, Salvatore Biasco, Massimiliano Deidda, Andrea Fumagalli, Paolo Leon, Stefano Lucarelli, Mario Seminerio e altri.

 

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