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Il progetto interculturale Leggere per Crescere compie dieci anni.Nel bellunese è attivo il centro di Quero-Vas

Nel Veneto il 20% dei bambini da 0 a 5 anni è figlio di genitori stranieri: lingue e abitudini diverse possono ostacolare l’integrazione. 14 regioni, 600.000 famiglie, 11.000, 71 ospedali. Leggere per Crescere, progetto di responsabilità sociale di GlaxoSmithKline, festeggia il suo decennale: l’iniziativa, nata nel 2001, ha il suo cuore pulsante in Veneto. Nella regione i bambini in età da 0 a 5 anni sono 286.386 su una popolazione residente di 4.937.854 persone, il 20% è figlio di genitori stranieri (fonte Istat, 2011).
Il progetto “Leggere per Crescere”, avviato nel 2001 a Verona, è approdato in  tutte le province della nostra regione coinvolgendo famiglie, pediatri, asili nido, scuole per l’infanzia, biblioteche, farmacie ospedali e istituzioni.

Un filone che nell’abito del progetto Leggere per Crescere ha preso sempre più piede negli ultimi 6 anni è la sperimentazione Interculturale, avviata nel 2006 con un’apposita convenzione con la Regione Veneto per la formazione di 1310 educatrici di asili nido e scuole dell’infanzia.
Bastano i dati dell’Istat per far comprendere l’importanza dell’iniziativa: i bambini, figli di genitori stranieri, da 0 a 5 anni nella Regione Veneto sono 55.108, quasi il 20% dell’intera popolazione regionale della fascia di età, a fronte di una popolazione straniera residente di 504.667 persone, ovvero di poco superiore al 10% (fonte Istat, 2011).
Da segnalare inoltre che la presenza di bambini figli di genitori stranieri  registra un trend di crescita costante: nel 2006 i nuovi nati erano 7.950, mentre nel 2010 sono stati 10.089, oltre duemila in più.
Lingue ed abitudini diverse possono creare sempre più frequentemente difficoltà di integrazione per i bambini e per chi si prende cura di loro. La lettura ad alta voce di favole e racconti di ogni cultura e tradizione possono diventare uno strumento utile per aprire una finestra sul mondo e sulle persone che consente di superare lo steccato dei pregiudizi, favorendo quindi la convivenza e la tolleranza.
Il biennio 2009-2010 è stato dedicato ai problemi di accoglienza, educazione e integrazione dei bambini stranieri negli Asili Nido e nelle Scuole dell’Infanzia di otto Comuni-campione della Regione: Cerea (VR), Conegliano (TV), Conselve (PD), Lendinara (RO), Motta di Livenza (TV),  Quero/Vas (BL), Thiene (VI), San Martino Buon Albergo (VR) puntando su corsi di formazione e su azioni sperimentali prevalentemente rivolti alla promozione del linguaggio, a livello sia dell’apprendimento della lingua italiana sia della valorizzazione delle lingue materne delle famiglie immigrate. L’acquisizione della lingua dei coetanei del Paese di accoglienza nei primi anni di vita, possibile soprattutto nelle strutture maggiormente impegnate nell’educazione e nella socializzazione quali sono tradizionalmente, al di fuori della famiglia, gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
Nelle scuole dell’infanzia della Regione Veneto, oltre il 74% degli alunni stranieri è nato nel nostro Paese. Nelle classi in cui prestano servizio le operatrici che hanno partecipato all’esperienza di formazione, il dato relativo alle aree geografiche di provenienza dei bambini stranieri documenta una situazione caratterizzata dalla prevalenza dei Paesi africani (dal Nord Africa, il 25% e dal Centro Africa il 12%, complessivamente un valore pari al 37%) e dall’Est Europeo (che si attesta al 31%). Una percentuale consistente di bambini è di origine cinese (15%) , mentre dal Subcontinente indiano (Sri Lanka, India, Bangladesh e Pakistan) proviene il 9%; infine dal Sud America il 5%.
In questo quadro sono state inserite anche proposte di partecipazione rivolte ai famigliari dei bambini accolti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia, nell’ottica di favorire una contiguità se non proprio una continuità fra le esperienze educative vissute al di fuori della famiglia (negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia) ed entro le mura domestiche. In molte culture extraeuropee l’autorità dell’insegnante sull’educazione dei figli è indiscussa, pertanto i colloqui con le famiglie, la richiesta della partecipazione può risultare incomprensibile. Per coinvolgere i genitori stranieri sono richieste altre modalità, che vengano creati contesti meno formali di incontro, occasioni di reciproca comprensione anche indipendentemente da ciò che i figli fanno a scuola. Di qui il proposito di mettere in atto situazioni che favorissero una conoscenza-ponte fra persone di diversa cultura (per lo più esposte a condizioni di reciproca separatezza e di emarginazione sociale) finalizzate al riconoscimento dei rispettivi valori quali sono espressi dal loro patrimonio di favole, miti, leggende.

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