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Trasparenza, partecipazione, democrazia. Il Comitato acqua bene comune invita i sindaci ad avere il coraggio di cambiare. Sabato ore 18 al Centro Giovanni 23mo

Sabato 19 novembre alle ore 18 in sala Muccin al Centro Giovanni 23mo di Belluno, si terrà l’assemblea pubblica dal titolo “Facciamo chiarezza. Una proposta per la gestione pubblica partecipata del servizio idrico bellunese”. Organizza il Comitato acqua bene comune di belluno, per discutere e capire qualcosa di più sulla gestione dell’acqua in Provincia di Belluno.

Dalla presentazione della nostra proposta di legge di iniziativa popolare (2007) alla vittoria referendaria di quest’anno – scrive in una nota il Comitato Acqua Bene Comune – abbiamo sempre denunciato le incongruenze, le contraddizioni e le insufficienze della gestione e del controllo del Servizio Idrico attraverso una SpA/Bim GSP e un Ato  chiamati tra l’altro ad applicare un metodo tariffario normalizzato ( gestione, ammortamenti, investimenti scaricati tutti nelle bollette pagate dai cittadini) insostenibile per i territori montani e ingiusto in quanto socializza totalmente i costi lasciando ampia discrezionalità sui profitti. I risultati di questo modello “privatistico” di una società di capitali pubblici,  di un’impropria sovrapposizione tra controllati e controllori, di un’inefficace funzione di indirizzo politico,  sono oggi sotto gli occhi di tutti: impossibilità di perseguire gli obiettivi del Piano d’Ambito, una situazione di paralisi per esposizioni, indebitamenti, mancate ricapitalizzazioni e scelte organizzative inadeguate.
Nel solito teatrino di tutti responsabili nessun responsabile, con buona dose di demagogia e furbizia, c’è chi fa intendere che tutto potrebbe cambiare per, in realtà, non cambiare nulla, nel metodo e negli strumenti, quando invece bisogna ripartire esattamente da questi snodi, vale a dire da una netta discontinuità con il passato.
Il 12 e 13 giugno la maggioranza assoluta dei cittadini italiani e di quelli bellunesi, attraverso i nostri referendum, hanno indicato che l’acqua è un bene comune, che va gestita in modo sostenibile e trasparente da soggetti esclusivamente pubblici e che in questo servizio di interesse generale non si possono fare profitti. In coerenza con questa volontà popolare, abbiamo chiesto da tempo alle Amministrazioni Locali bellunesi di chiudere l’esperienza di Bim GSP SpA per costituire una Azienda Speciale Consortile Pubblica per il servizio idrico, gestita da tecnici e da rappresentanti dei cittadini e supportata da un Comitato di sorveglianza composto da associazioni, organizzazioni dei lavoratori, comitati territoriali. L’Azienda Speciale non ha scopi di lucro, non ammette anche in prospettiva la partecipazione alla sua proprietà di privati, è soggetta ad un controllo da parte degli Enti Locali assai più incisivo di quello “analogo”, può prevedere nel suo bilancio la copertura di costi sociali ed il perseguimento di finalità sociali.
La nuova gestione assieme alle comunità locali avrà inoltre il compito di ricercare e sollecitare adeguati finanziamenti pubblici dedicati (fiscalità generale, canoni demaniali, canoni produzione idroelettrica storica, fondi aree di confine, addizionali…)  per rendere operativi gli investimenti previsti dal piano d’ambito, nel dovuto riconoscimento della specificità del territorio montano e in una necessaria revisione del metodo tariffario condizionato da evidenti storture ideologiche di privatizzazione dei servizi e di deresponsabilizzazione dello stato verso i diritti fondamentali di cittadinanza.
Per evitare l’implosione del Bim GSP oggi non si possono chiedere altre cambiali in bianco ai cittadini che già pagano e pagheranno incrementi tariffari per il “normale” funzionamento del servizio; se servono urgenti garanzie per le banche o ricapitalizzazioni di scopo ci pensino in questa fase emergenziale il Consorzio Bim, le consorelle associate, o la Regione che, tanto provvida verso altri Ato, potrebbe partire da queste necessità nel riconoscere la specificità statutaria bellunese.
Quando il servizio sarà aperto alla partecipazione e al controllo dei cittadini e la gestione sarà realmente pubblica e “comune” solo allora innovative forme di autogoverno economico territoriale saranno credibili e praticabili.
Indietro dai referendum non si torna.
Comitato Acqua Bene Comune

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