La battaglia della Lega Nord contro il divieto di somministrazione del “pastin” in piazza, non solo è legittima, ma, da parte di tutti, ne è doveroso il sostegno.
Non si tratta infatti di salvaguardare una tradizione o solamente un fatto folkloristico; la questione è quella di tutelare un’espressione culturale, alimentare e, perché no, salutare (se mangiamo tutto perfettamente sterilizzato, prima o poi non avremo le difese immunitarie per salvarci neppure da un raffreddore o da un mal di pancia).
Spesso per un amministratore dire di no ai propri cittadini è un atto di coraggio. Questa volta, invece, sentir dire di no al pastin in piazza ci pone di fronte ad un editto narcisista emanato da chi si sente il ”primo della classe”. La ragione igienica non ha senso, perché la “razza piave” non è cresciuta e diventata forte in una stanza asettica. La moderna dottrina degli igienisti, inoltre, ammette che qualche impurità non sia poi così dannosa ,come si credeva per il nostro corpo, anzi!
Non vorrei, però, che dietro la finta stoltezza arrogante del divieto, si nascondesse un disegno ben più complesso.
Di questo passo e con tale modo di ragionare, infatti, ci vedremo vietare, a favore degli alimenti industriali, la somministrazione a terzi di tutti quegli alimenti della nostra tradizione, come il “formai de malga”, il latte crudo, i radicchi di campo, i frutti di bosco, i funghi selvatici, le uova delle galline da cortile, gli insaccati fatti in casa, e tutti gli altri alimenti, compresi conigli, polli e maiali, comunque coltivati, allevati o macellati in casa. Tutti questi “poco igenici” e quindi “ pericolosi” alimenti “rubano” mercato alla grande industria alimentare. Se esistesse tale strategia (spero sia solo fanta-strategia), qualche politico illuminato potrebbe giungere un giorno a vietare persino la potabilità dell’acqua allo scopo di favorire la mafia delle acque minerali. Sarà bene, perciò, tenere gli occhi ben aperti e guardare oltre l’aspetto esteriore di quello che oggi a qualcuno appare solo come danno morale o poco di più.
Paolo Bampo
