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lunedì, Ottobre 26, 2020
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Transumanza incontrollata

A proposito dell’intervento del Comitato Popolare di Borgo Piave e Oltrepiave e di Slow Food Belluno relativo agli odori e alla sporcizia determinata dal passaggio dei greggi di pecore, ritengo opportuno fare alcune considerazioni.
Ritengo lodevole da parte del Comitato aver sollevato il problema come pure opportuno l’appello di Slow Food di non vietare la transumanza, per il valore che essa rappresenta sotto vari aspetti.
Rilevo peraltro che se il problema delle deiezioni è risolvibile con un intervento di una idropulitrice  o con il trasporto delle pecore caricate su mezzi motorizzati, negli obbligati percorsi stradali, ci sono altri problemi che sarebbero degni di attenzione.
Ci sono greggi che, in primavera, anticipano la transumanza o la prorogano, in autunno, con una sorta di arbitraria stanzialità temporanea  a basse quote che, se non regolamentata, diventa devastante.
Si verifica infatti, ad esempio, che la permanenza, anche per molti giorni, sulle aree ripariali del Piave, vada a compromettere seriamente l’ambiente, con rilevanti danni sia alla vegetazione spontanea che alle colture, dove spesso le pecore sconfinano.
Il gregge viene spesso trattenuto in recinti durante la notte e in parte anche durante il giorno, facendo letteralmente terra bruciata di ogni forma di vegetazione. I pochi alberi che non sono stati assegnati, nelle periodiche assegnazioni di tagli boschivi, vengono scortecciati, per oltre un metro e mezzo, determinandone la morte.
Inviterei pertanto sia il Comitato Popolare che Slow Food a farsi lodevolmente carico anche di questo aspetto, considerando l’irreversibilità dei danni prodotti dal passaggio e sosta dei greggi, sollecitando gli Organi preposti al controllo, in particolare il Servizio Forestale Regionale.
Concludo osservando che l’area dove preferibilmente i greggi stazionano è quella in sinistra Piave, a valle del Ponte della Vittoria, dove si è più volte ipotizzata l’istituzione di un parco fluviale, alle porte della città, in relazione alla valenza naturalistica.

Anacleto Boranga

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