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venerdì, Ottobre 30, 2020
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Sul restyling della piazza

 Aristide Gabelli si starà probabilmente “rivoltando nella tomba”, per come il suo nome viene infangato nella sua ingrata città natale. E’ mai possibile che il comune che ogni anno sale sul podio della miglior vivibilità, salubrità, apparenza carina ed altre amenità ( basta tralasciare il numero di alcolisti e il tasso di suicidi…), abbia così poco buon senso da voler spendere denaro pubblico (già così scarso) per il rifacimento di una piazza già in buone condizioni e non si ponga neppure il problema della ristrutturazione della storica scuola “A. Gabelli” costringendo i bambini in squallide casupole nel parco? E’ chiaro che sarebbe gradevole avere una piazza più accogliente e che richiami l’interesse della cittadinanza in un comune luogo d’incontro, ma notando come all’esterno del ristretto centro storico, marciapiedi, edifici, e quant’altro reclamino interventi più urgenti e doverosi, quel remakeup appare un po’ superfluo e stridente, oltrechè oltraggioso per l’intento di cancellare la memoria dei martiri partigiani con la rimozione dei simbolici lampioni. Da due anni il degrado delle elementari più note del capoluogo continua nell’incuria, peggiorando così la gravità dei danni, nonostante associazioni varie organizzino spesso eventi nel parco antistante per richiamare l’interesse della popolazione e dell’amministrazione, ma invano. In quell’ampio giardino sarebbe bello veder scorrazzare allegri scolaretti piuttosto che finte “facce da cerimonia” che per l’occasione promettono chissachè-solo-che-non-ci-sono-i-fondi. Forse Sindaco e giunta speravano di vendere la scultura del Pomodoro a peso d’oro e ricavarne a sufficienza per mantenere ogni promessa e in più cambiare l’aspetto del centro per annientare la memoria di chi li ha preceduti: dovranno ammettere che la scultura (invenduta) era rappresentativa del “nemico”: l’amministrazione che invece in precedenza l’aveva installata…ma se ogni amministrazione si comportasse in modo così infantile con la precedente che scenario si configurerebbe?! Il noto pedagogista bellunese, eletto al Parlamento del Regno D’Italia come deputato per Venezia, elaborò i programmi per la neonata scuola elementare dell’obbligo e in essi invitava i maestri a “stare alla larga dall’istruzione parolaia e dogmatica, a calare l’insegnamento nella realtà”. Infatti secondo l’esimio Gabelli, la scuola non solo deve liberare l’individuo dall’ignoranza, ma anche renderlo capace di pensare autonomamente esercitando il senso critico…forse è questo pensiero che vorrebbero veder demolito assieme alle mura?

Cristina Muratore – IDV Belluno

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