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Euro, un progetto che parte da lontano: ecco come le lobbie dei grandi capitalisti, per salvaguardare i loro profitti, hanno smantellato la sovranità degli stati europei

euro dollari yenQuando lo scorso 5 agosto 2011 la Bce – a firma di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi – ha inviato al governo Berlusconi la missiva  contenente le misure necessarie per ristabilire la fiducia dei mercati e dell’Unione europea nei confronti dell’Italia, il mio pensiero è andato subito alla ricostruzione economico-politica fatta dal freelance Paolo Barnard in 60 pagine dal titolo “Il più grande crimine” che si può scaricare da internet.
La richiesta dei banchieri all’Italia si articola su liberalizzazioni, flessibilità del lavoro e privatizzazioni che dovranno essere fatte per decreto legge, ossia subito. Flessibilità del lavoro per la Bce significa riduzione dei costi del pubblico impiego fino alla decurtazione degli stipendi e riforma della contrattazione salariale collettiva (ogni azienda decide per sé) e revisione delle norme su assunzione e licenziamenti, facilitando quest’ultimi. Insomma, prescrizioni palesemente sbilanciate a favore del capitale, dell’industria, in danno dei lavoratori, fatte passare come necessarie per la salvezza dell’Italia.
L’Unione europea dei banchieri, dunque, della moneta unica, dell’euro, scavalca la sovranità degli stati nazionali e impone le regole.
Ma siamo certi che questa cura a base di sacrifici e licenziamenti sia davvero necessaria per il bene di tutti?  O piuttosto vada a vantaggio di pochi?
Secondo Barnard (su youtube si trovano anche spezzoni di conferenze tenute sull’argomento), tutto nasce quando, nel secolo scorso, i grandi capitalisti si accorsero che i loro profitti stavano diminuendo, perché erosi dai diritti dei lavoratori. Ecco allora che si fa avanti il piano Robert Schuman e Jean
Monnet, due economisti francesi che curavano gli interessi di gruppi industriali franco-germanico protesi alla conquista  delle industrie europee di Italia, Portogallo, Spagna, Paesi scandinavi e Benelux. «Costoro – scrive Barnard –  sognavano negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, una struttura continentale dove grandi masse di lavoratori sottopagati, fluttuanti in vari Stati i cui governi lasciavano briglia sciolta al business senza troppo interferire, garantissero costi di produzione bassi rendendo quel blocco economico una potenza mondiale delle esportazioni. Naturalmente, al fine di rendere in stato di quasi schiavitù quei lavoratori occorreva mettere in pratica una serie di misure economiche atte a mantenere bassa l’inflazione». E cioè impedire agli Stati sovrani di spendere a deficit a favore del popolo. Per  raggiungere l’obiettivo bisognava riuscire a scavalcare la sovranità degli stati e dettare  le proprie regole. Come? Attraverso una moneta unica e lo spauracchio del debito pubblico. Nel 1943 c’è anche un altro economista, Francois Perroux che elabora la teoria di togliere agli stati il potere di gestire la propria moneta sovrana. Qualcosa si muove e nel 1951 nasce il “Piano Schuman” e la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio).
Finché nel gennaio del 2002 ,nei 16 Stati più ricchi d’Europa avanza l’idea di creare corpi sovranazionali  col potere di imporre le regole. Ecco quindi l’Unione Europa, il Trattato di Lisbona, l’Organizzazione Mondiale del Commercio, i Mercati dei Capitali d’Investimento. “Un disegno egemonico” secondo Barnadr, che solo 40 anni fa sembrava irraggiungibile. (vadasi anche http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139).
Dal 1920 al 1950, mentre da un lato nascevano gli stati sociali, il welfare, i sindacati spinti dalla massa di lavoratori, dall’altro c’era il capitale, i padroni del vapore, che perfezionavano le strategie per togliere ai poveri e dare ai ricchi.
La sconfitta di un nuovo mondo possibile di Keynes, l’economista secondo cui l’interesse della collettività viene sempre per primo, avviene alla conferenza per gli assetti monetari internazionali di
Bretton Woods del 1944. Dove decolla il progetto devastante di Lippmann, Berneys, Schuman, Monnet e Perroux per la distruzione della sovranità degli stati.
Dietro questo progetti ci sono i grandi oligarchi delle corporate rooms, che finanziano le scuole di formazione di economisti e delle classi dirigenti attraverso le fondazioni, per creare il consenso.
Barnard fa l’elenco di queste fondazioni: negli Stati Uniti c’è la Rockefeller, la Olin, la Volcker, la Atlas Research Foundation, il Freedom Network, la Coors Foundation che sborsarono fondi, seguite in anni successivi dalla Sara Scaife, la Carthage, la Earhart. In Europa c’è la poco nota fondazione Mont Pèlerin Society, fondata nel 1947 dall’economista austriaco Friedrich Hayek, che lavora in questo senso, per la futura distruzione della sovranità economica degli stati. Viene incoraggiata la nascita di altre Think Tanks (centri di studio) raccoglitrici sia di fondi che di cervelli. Come l’Institute for Economic
Affairs e l’Adam Smith Institute di Londra. Anche in Italia, nella seconda metà degli anni ’50, nascono le fondazioni emuli delle sorelle estere. Per esempio la CUOA (1957), dalle cui stanze sono usciti nomi come Mario Draghi, Marchionne, la Marcegaglia, Montezemolo, Profumo, Doris e altri. Seguiranno molte altre, come la Prometeia di Andreatta nel 1974, l’Arel nel ’76, e poi la Adam Smith Society, il CMSS, l’ICER, l’Istituto Bruno Leoni, l’Acton.
Negli Stati Uniti degli anni ’50, due economisti, Karl Brunner e Milton Friedman (futuro premio Nobel), stavano dando la spallata definitiva al concetto di bene comune e coesione sociale.
Ebbene, con questo imponente schieramento di fondazioni e pensatori, arriviamo alla conferenza di Konstanz del 1970. Che mira ad abbattere le teorie Keynesiane, e a “migliorare” la qualità dell’insegnamento di economia nelle università europee.
Milton Friedman fonda una scuola di pensiero neoliberale passata alla Storia come “The Chicago Boys”.  Barnard lo descrive come un uomo capace di abbracciare idee sociali avanzate, come la depenalizzazione delle droghe. E allo stesso tempo capace di infliggere al mondo gli orrori del Libero Mercato, deregolamentazioni e privatizzazioni selvagge, con conseguenti sofferenze per milioni di uomini. Friedman sarà anche consigliere di Augusto Pinochet in Cile mentre le camere di tortura lavoravano a turni di 24 ore, e nome di punta del Progetto Omega dell’Adam Smith Institute di Londra, che teorizzò proprio la distruzione dei governi (il loro “rimpicciolimento”).
Può sembrare assurdo che un economista riesca ad impossessarsi dell’obbedienza dei livelli alti di politica, sottolinea Barnard. Ma ciò non devi stupire. Infatti, secondo l’economista francese Alain Parguez, professore Emerito di economia all’università di Besancon, un insider della European Investment Bank del Lussemburgo, profondo conoscitore ed ex consulente dei protagonisti di cui si parla sostiene che: “Pochissimi politici comprendono come funziona il sistema monetario, e la vera natura della Banca Centrale Europea, per cui cascano facilmente nella trappola ideologica
delle elites finanziarie. Ad esempio Jean-Claude Trichet (oggi governatore della BCE, ndr) quando era direttore del Tesoro francese ignorava del tutto le regole del sistema bancario moderno e dell’economia”.
Ma ad inventare il marketing delle idee nel 1973 e a dare una forte accelerazione al processo di distruzione degli stati sovrani è Ed Feulner e la fondazione Heritage.
Sono loro a confezionare i bocconcini ideologici per i politici.
Parallelamente, nell’estate 1971 si muove anche la destra economica statunitense, preoccupata dell’avanzata delle sinistre radicali in Europa. Eugene Sydnor Jr. della Camera di Commercio degli Stati Uniti informa l’avvocato Lewis Powell che prepara un memorandum di 11 pagine per salvaguardare il sistema delle imprese e controllare i governi attraverso il monitoraggio costante di stampa, tv, libri di testo universitari ecc. Il progetto viene poi portato avanti da Lippmann, Berneys, Schuman, Monnet, Perroux, Hayek, Brunner, Friedman e Powell.
E si arriva a quello che Barnard definisce un Grande crimine e che viene confezionato come un Cavallo di Troia per i parlamenti delle maggiori democrazie del mondo, attraverso Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Helmut Kohl e Francois Mitterrand.
Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki, un americano, un francese e un giapponese ricevono l’incarico dalla Commissione Trilaterale, nata nel 1973 come club esclusivo di potenti
personaggi decisi a tutelare i propri interessi. Stilarono un rapporto di 227 pagine del loro The Crisis of Democracy che dà i brividi. Sono le istruzioni per l’uso, poi attuate, per distruggere la democrazia partecipativa. Essi infatti proclamarono che “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della classe media”. Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini mantenendo in vita l’involucro della democrazia funzionale alle élite, bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. Ricordate Lippmann? L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto, cioè noi cittadini, fu annientato. I tre autori scrissero le istruzioni in termini chiarissimi: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi.
Creare artificiosamente, insomma, delle grandi sacche di disoccupati, sottoccupati, e precari, da poter sfruttare e controllare. Non già per cause di forza maggiore economiche. Sapevano che gli Stati a moneta sovrana avrebbero potuto creare la piena occupazione senza problemi in tutto il mondo, ma ciò gli avrebbe sottratto il potere e i profitti.
The Crisis of Democracy proclama il diritto dei pochi di dominare le moltitudini. La realizzazione del piano Schuman, Monnet e Perroux oramai è compiuta. Un’Europa unita dell’euro, governata da una élite di burocrati super specializzati che nessuno di noi elegge, e soggiogata a una moneta che nessuno di noi possiede.
Ma attenzione, nell’antico progetto degli anni ’20-’50 era previsto un attacco progressivo ai salari dei lavoratori e alle loro protezioni sociali, al fine di creare bacini di disperati disposti poi ad accettare ciò che oggi siamo disposti ad accettare come normale. E cioè lavori a turni spezzati del tipo Mercatone Uno nella ricca Emilia Romagna a 900 euro al mese e con contratti di 30 giorni rinnovabili a capriccio.
L’attacco è arrivato con la missiva del 5 agosto 2011 di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, cui accennavo in premessa.
Non è finita. Per rendere plausibile l’inimmaginabile bisognava fare due cose, scriveva Samuel P. Huntington: primo evirare i sindacati, secondo uccidere il radicalismo. Come? Con la cooptazione dei sindacati attraverso la concertazione. Egli prescrisse di dare inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra il vero potere (ossia quello del capitale) e il mondo dei lavoratori/cittadini. Con un sindacato che può solo contrattare sul grado di abolizione dei diritti. Più o meno quello che sta succedendo oggi quando alcune sigle sottoscrivono tutto e di più.
“Neppure Marx avrebbe mai osato immaginare quello che i soldi poterono ottenere: comprarsi il sostegno elettorale a un sistema di oppressione dei cittadini e di resa in schiavitù di intere nazioni”.
(prof. Parguez).
Roberto De Nart

 

 

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