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Roma vuole cancellare le province? Paolo Bampo replica chiedendo l’eliminazione delle prefetture, simbolo del governo centrale

Paolo Bampo

“Con l’abolizione delle province si consumerà un abietto atto di centralismo che rischia di diventare la pietra tombale dell’autonomismo”. E’ quanto afferma Paolo Bampo, leader del Partito Autonomista Bellunese PAB  (Provincia Autonoma Belluno), nonché ex parlamentare eretico della Lega Nord dalla quale venne espulso per aver osato contestare Bossi. “L’impegno profuso da molti nel coinvolgere il cittadino  nel dibattito pro cancellazione è servito per distrarre l’opinione pubblica dai problemi veri. – prosegue Bampo –  Sarebbe utile che i politici bellunesi e quelli delle altre province montane, isolane e disagiate rifocalizzassero quindi e velocemente, non solo la questione delle competenze amministrative e della spesa pubblica, ma anche quella della capacità di controllo del territorio a livello locale quale alternativa al controllo centralista.
Tra tutte le conclusioni, spesso irraggiungibili, sui costi della politica a cui è giunti negli ultimi mesi, ne esiste una ben più valida che non quella dell’abolizione delle Province: l’eliminazione di Prefetti e Prefetture compresi i loro autisti , scorte, cerimonie, celebrazioni , ricevimenti, viaggi, missioni e cocktail vari. Tutte le competenze del Prefetto, (nessuna esclusa), nonchè il personale amministrativo e gli uffici che non siano doppioni di quelli dell’amministrazione provinciale, possono essere trasferiti in pochi giorni direttamente all’Ente Provincia, che è in grado di adempiere a tutte le funzioni dalle prefetture. Rispediti a Roma Prefetto e dirigenti e riassegnati al servizio attivo i poliziotti oggi costretti all’avvilente compito di portinai, piantoni ed autisti, all’Amministrazione provinciale sarebbe anche possibile, per far fronte alle nuove competenze, riassorbire nella propria pianta organica gran parte del personale (che perderebbe purtroppo i privilegi statali). La Provincia acquisterebbe così il ruolo e la dignità che le compete e nessuno più si sognerebbe di rimetterne in discussione la sopravvivenza.  Se lo Stato volesse dimostrare la propria equità e volontà di delega dovrebbe unicamente trasferire alle province, con le competenze, anche le risorse finanziarie assegnate oggi alla funzionalità delle Prefetture.
La soluzione di alcuni problemi è, quindi, più semplice di quanto vogliano farci credere e, soprattutto, è davanti agli occhi di tutti. A troppi soggetti (i partiti centralisti e statalisti ed alcuni dei dipendenti statali distaccati nelle prefetture) fa, però, comodo non parlarne. Autonomisti , regionalisti, federalisti e indipendentisti vari non possono,invece, che vedere nel Prefetto l’ostacolo principale sul territorio ad una qualsiasi rivendicazione di autogestione e di autodeterminazione. Ergo: non si può “Essere padroni in casa propria” se a capo della linea di comando della sicurezza territoriale e al vertice del coordinamento amministrativo vi sia il rappresentante del medesimo centralismo che si vuole combattere. Scegliere di avere un governo del territorio affidato a rappresentanti del territorio e non di Roma doveva essere quindi il nocciolo della questione…ma così non è stato per un preciso disegno e non per caso.
Quella del Prefetto non è solo una costosissima e privilegiata figura di dirigente dello Stato centrale che controlla il territorio e, all’occorrenza, ne coordina alcune attività per conto del Governo di Roma, ma è principalmente quella di chi,rappresentando proprio un gradino della scala gerarchica nell’architettura organizzativo-istituzionale italiana, incarna ed esercita il centralismo dello Stato italiano.  Quella dell’abolizione dei prefetti risulta quindi non essere una questione di lana caprina, bensì un tema di sottile matrice politica…oltre che, naturalmente, di economia.
Chi vuole l’abolizione delle Province ha scelto lo Stato centrale e non l’Autonomia come proprio referente. Conservatori, statalisti e reazionari di destra e di sinistra finalmente alleati, vogliono allontanare dal cittadino e dalla sua casa la possibilità di controllare la gestione del proprio territorio e delle sue risorse.  Più il governo è lontano dal territorio e meno possibilità ha l’elettore, infatti, di verificare il “modus operandi” dei propri rappresentanti.  Ricordiamoci che, dal giorno dell’abolizione delle province, – conclude Bampo –  i territori perderanno l’unica difesa istituzionale che oggi, per ciò che può,  li protegge da furti di Stato, disagi, atti imperativi e obbligazioni”.

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