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Sistri, la tracciabilità dei rifiuti che non piace alle associazioni di categoria. E nemmeno alle ecomafie

Non sono servite molto le forti critiche corali espresse dalle categorie economiche rispetto alla non opportunità di reintroduzione del Sistri. “La Commissione Bilancio del Senato, fa notare Lino Viel responsabile dell’ufficio Ambiente dell’A.P.P.I.A., ha infatti deciso all’unanimità di proporre alle Camere il ripristino del Sistema Telematico di Tracciabilità dei Rifiuti.
Tre le novità previste dalla commissione.
La prima consiste nell’ennesimo spostamento della data di avvio che sarà, probabilmente scaglionata, dal 9 febbraio 2012.
Si prevede, nel contempo, e questa è la seconda novità, che tra il periodo di entrata in vigore della Legge e il 15 dicembre 2011 vengano messe a punto, con la collaborazione delle Associazioni di categoria, tecnologie più semplici rispetto alle attuali.
La terza novità consiste nel fatto che dovrebbero essere individuate tipologie di rifiuti alle quali, in base alla quantità e all’assenza di specifiche caratteristiche di criticità ambientali, non saranno applicate le procedure Sistri ma quelle cartacee attuali”.
“Se così fosse, premesso che occorrerà capire bene il testo definitivo in cui è prevista la reintroduzione del Sistri – fa notare il direttore dell’A.P.P.I.A. Maurizio Ranon – non ci sembra si facciano grandi passi avanti. Sono ormai quasi due anni che facciamo proposte ed osservazioni ma il Sistri non è cambiato e pare difficile possa esserlo in pochi mesi. La questione vera è che si tratta di una piattaforma informatica nata male e incapace di soddisfare una platea di utenti stimata in circa 350.000 imprese. Probabilmente, allo scopo di ridurre il numero di utilizzatori, saranno individuate delle tipologie di rifiuti che non rientrano nella gestione Sistri. Questo, però, non farà che aggiungere confusione a quella già esistente. C’è la possibilità concreta che si spenda ancora tanto denaro e tempo per certificare, tra qualche mese, l’ennesima inefficienza del SISTRI. Sarebbe stato più onesto decretarne il fallimento ora e pensare da subito a nuove radicali soluzioni sapendo di poter contare nel frattempo su un sistema di gestione cartaceo affidabile”.
Al Sistri devono aderire i produttori iniziali di rifiuti pericolosi, i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali, da trattamenti effettuati sulle acque, da trattamento di rifiuti e costituiti da fanghi da abbattimento delle emissioni in atmosfera con più di 10 dipendenti; tutti i trasportatori di rifiuti speciali prodotti da terzi; i trasportatori di propri rifiuti speciali pericolosi; i gestori di impianti di recupero e smaltimento, gli intermediari e i commercianti di rifiuti senza detenzione degli stessi.

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