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Italiani, primi in Europa nell’evasione fiscale. Ma privilegi e sottobosco politico non si toccano

Mentre la manovra economica continua a cambiare, a farsi e a disfarsi, e sembra fondarsi più su sondaggi che su una reale capacità progettuale e una visione del futuro del paese, noi cittadini continuiamo a sperare che essa non garantisca la tranquillità dei furbi e di chi ha “santi in paradiso”, ma che ponga le basi per il futuro del paese, salvaguardando gli onesti e i poveri.
La situazione del paese è grave e, nonostante la maggioranza di governo fino ad oggi abbia cercato di nascondere la realtà, tutti dovremo fare dei sacrifici per salvare il paese, ma proprio tutti e ciascun secondo la sua possibilità e responsabilità sociale.
Sicuramente la prima cosa che si vorrebbe vedere è una seria lotta all’evasione fiscale, da troppi anni rinviata (restano memorabili gli insulti a Visco, che fu dipinto come vampiro, nei videogame dell’attuale maggioranza).
Nei primi 11 mesi del 2010, l’Italia si conferma al primo posto in Europa, con il 54,5% del reddito imponibile evaso, con un’evasione fiscale in crescita del 10,1%.
Le imposte sottratte all’erario sono nell’ordine dei 120 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge da una indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics, attraverso l’elaborazione di una serie di dati ministeriali, delle banche centrali, degli istituti di statistica e delle Polizie tributarie degli Stati europei.
Congiuntamente è necessaria una seria lotta alla criminalità organizzata ed alla confisca dei suoi beni, alla corruzione e alle mazzette (60 miliardi all’anno di tangenti versate), all’economia sommersa (in nero) con un giro di affari di 350 miliardi e agli speculatori che sono di gran lunga i bubboni del nostro paese.
Una tassa sul patrimonio e sui redditi e pensioni alte, garantirebbe che tutti i veri ricchi paghino: tale contributo non cambierebbe la loro vita, ma eviterebbe molti sacrifici al ceto medio. In Francia manager ed imprenditori chiedono di essere tassati per evitare il declassamento. In Italia nel settore privato (rapporto Iref), rispetto alla retribuzione media giornaliera (82 euro), un dirigente guadagna 340 euro in più al giorno, un impiegato 6 euro in più, un operaio 16 euro in meno.
Una piccola riduzione degli interessi bancari per i beni essenziali per la vita dei cittadini (acqua, salute, scuola e lavoro) e una ri-tassazione dei capitali rientrati con il condono fiscale e sui patrimoni non rientrati, darebbe una boccata di ossigeno ai nostri conti.
Mettere all’asta le frequenze per il digitale e per smartphone, invece di regalarle a Rai o Mediaset, frutterebbe alle casse dello stato circa 3 miliardi di Euro.
Una riduzione delle spese militari: Olanda e Norvegia hanno rinunciato o rinviato la decisione sull’acquisto di aerei da combattimento.
Un taglio deciso a privilegi e sprechi delle classe politica (vitalizi, numero di parlamentari, ……) e di notai e avvocati. Perché deputati e senatori non pagano tasse sulle loro liquidazioni, mentre il Tfr (tassato) dei dipendenti pubblici verrà pagato con due anni di ritardo?
Un lucido lavoro, asettico e trasparente, di “screening” ed analisi della pubblica amministrazione a tutti i livelli al fine di individuare enti inutili o doppie competenze. In Italia esistono 7000 enti (consorzi, agenzie, società partecipate, enti-parco regionali, bacini  imbriferi, …..) con più di 20000 persone nei consigli di amministrazione.
I 1900 comuni con meno di 1000 abitanti valgono meno di 6 milioni di Euro (circa il costo ai contribuenti dei pasti dei deputati della Camera nel 2010).
Nel settore delle pensioni ci sono ancora privilegi, che hanno ragione di essere per lavori pericolosi e usuranti, ma non hanno ragione di esistere per lavori comuni di ufficio o per chi percepisce pensione dopo soli 15-20 anni di lavoro.
Anche la Chiesa, che sta facendo molto per fronteggiare la crisi dello stato sociale, potrebbe interrogarsi se può fare qualcosa di più.
Il rischio è che, come al solito, paghino sempre gli stessi. Sono già compromessi per le famiglie gli sgravi per i figli a carico, per le spese mediche, per le rette per l’istruzione secondaria e l’università, per i mutui. Il taglio dei trasferimenti dello Stato agli enti locali colpirà ancora le famiglie più povere.
Il futuro del nostro Paese è nelle mani di tutti. Tutti, secondo la propria possibilità, dobbiamo dare il nostro contributo, a cominciare dall’esigere sempre lo scontrino fiscale o fattura. Se non sapremo guardare al di là dei meschini interessi di parte, rischiamo di precludere i diritti fondamentali alle prossime generazioni e di far nascere una spirale di rabbia che potrebbe infiammare le nostre città.

Francesco Masut – Belluno

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