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Palazzo Zenobio per l’Arte, a Venezia, si conclude il 31 agosto la mostra Di Manu’ Brunello: Ad Ornamento

Per oltre centosessant’anni, Palazzo Zenobio ha rappresentato un luogo di sintesi per la cultura e la formazione a Venezia. L’elemento determinante di tutto questo lungo periodo, quello che ha legato il passato al presente e ci auspichiamo al futuro, è sempre stato quello della cultura e dell’arte.
Palazzo Zenobio è uno degli esempi più importanti dell’edilizia barocca veneziana e farlo rivivere al pubblico “tutto l’anno” attraverso l’arte moderna e contemporanea è il compito che ci siamo prefissi.
Vogliamo che il Palazzo interagisca pienamente con la città, attraverso il pubblico ma anche attraverso gli artisti, i critici e i vari operatori che sono attivi in Veneto. Quindi, dopo la collettiva Venezia/Contemporaneo, curata da Saverio Simi de Burgis e dedicata a quattro artisti che hanno lo studio in laguna ecco Manu’ Brunello di Mestre, che con il suo lavoro intorno alla tradizione veneziana, ha fatto dell’arte della decorazione un percorso multiforme, dal disegno a china, allo stencil, alla pittura murale su intonaci, pietra e marmo, fino a giungere alla creazione d’oggetti d’artigianato artistico nel settore dell’arredamento e della moda.
Scrive il curatore Marco Lorusso:
E’ l’esperienza che sta ad esprimere la ricerca di Manù Brunello. Dal gioiello di ispirazione bizantina, all’ olio
su tela delle sue creazioni sospese.
Le “vesti” scorporate dei dipinti, richiamano la Korai greca dal panneggio estatico, smosso però con “maniera”, dal pizzo del merletto veneziano. Ciò ci fa capire che siamo di fronte alla decorazione che non si cura del giudizio riduttivo che la ricerca minimalista ha dovuto attribuirle.
“Tocchiamo il colore, seguiamo le volute, perdiamoci nel luccichio delle perle”, senza volere caricare di significato né concettualizzare la loro visione. Il quotidiano espresso dallo spigolo dell’acciaio, alla curva della piega, alla trasparenza del vetro, alla pesantezza del tessuto, al suo spostamento e avvitamento casuale nello spazio, ci fanno intuire che la materia esiste in sè, al di là dell’uso che se ne fa. E’ come ribadire la forza del design, calcando però sugli elementi: il solido, la fibra, il vegetale e l’anima dell’indossatrice che c’è ma attende nell’ “anti-stanza”.
Ci richiama la foto, come istantanea che blocca il gesto, il movimento fermato nell’attimo, nella calma di vento o nell’ improvviso soffio di brezza : il gioco di chi aspetta il proprio turno per ripetere la giostra, la farfalla cristallizzata nella trama del tempo…

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