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Anci: i tagli alle 54.000 poltrone in esubero non devono toccare i piccoli comuni. A pagare saranno solo i cittadini di migliaia di piccole comunità dove amministrare e’ spesso volontariato

 

Gino Pante

In Italia i Comuni sono 8.092, in Germania i Comuni sono 12.104, in Francia 36.682 di cui il 90% con meno di 2000 abitanti, in Spagna 8.116, in Austria 2.357 con 8 milioni di abitanti, in Svizzera, che ha meno abitanti della Lombardia che ha 1500 Comuni, i Comuni sono 2516.
19 – 20 euro lorde a seduta per 3-4 consigli all’anno per i consiglieri (importi spesso lasciati nelle casse dei comuni o devolute in assistenza) e 130 euro lorde al mese per gli assessori che vengono indicati come uno dei piatti forti dei tagli ai costi della politica. A farlo notare è Gino Pante, Delegato alla Montagna Veneta e comuni di confine della Consulta Stato Regioni dell’Arco Alpino, che dice: le indennità spesso non vengono neppure percepite o che risultano ulteriormente dimezzate quando l’amministratore, come nella maggioranza dei casi per i piccoli comuni, è un lavoratore dipendente. I consiglieri, gli assessori e i sindaci dei piccoli comuni, con quelle indennità, senza rimborsi spese, sono in realtà dei volontari della partecipazione democratica e dell’impegno civile e sociale dell’Italia. Il loro ufficio spesso è la piazza del paese. Allora occorre domandarsi: Si vuole riorganizzare il sistema degli enti locali, renderlo più efficiente ed efficace? Si vuole discutere del destino e del ruolo dei piccoli comuni, della necessità di gestioni associate per dare servizi adeguati, anche di fusioni? Si vuole discutere seriamente di come si garantiscono comunque i servizi essenziali alle migliaia di piccole comunità del nostro Paese ? Si apra un confronto serio sull’intero sistema delle autonomie, per riforme attuabili e utili ai cittadini. Oltretutto con la progressione dei pesanti tagli ai trasferimenti che sono ulteriormente previsti e che si sommano a quelli già pesantissimi di questi mesi ed anni, siamo vicini al momento in cui i comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perchè impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese.
La vita per i nostri giovani e anziani nei piccoli Comuni è già messa a dura prova, asili nido, servizi scolastici, assistenza socio sanitaria, ospedali in “liquidazione”, uffici postali fantasma o a singhiozzo, tutto è ormai ridotto all’osso. Nel pentolone dei tagli alle 54.000 poltrone per favore non inseriamo i piccoli comuni, che ai cittadini riescono a garantire ancora almeno i servizi essenziali.
E dire che era gia in cantiere, e questa manovra aggiuntiva crea non poca confusione, un “progetto di riordino territoriale” che prevede funzioni da esercitare in forma associata attraverso convenzioni o unioni tra comuni. Le funzioni fondamentali, determinate dal cosiddetto DDL Calderoli, comprendono polizia locale, istruzione pubblica, edilizia scolastica, viabilità e trasporti, territorio e ambiente, sociale … con l’individuazione  di aree geografiche e territori ottimali omogenei per lo svolgimento di tali funzioni secondo i principi di economicità, efficienza e riduzione delle spese…. Come dire un gran rompicapo.

 

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