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venerdì, Ottobre 30, 2020
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La protesta corre sul web: ecco la cosa più scandalosa sull’8 per mille alla Chiesa

Quella che pubblichiamo è una delle tante proteste contro l’8 per mille alla Chiesa che da alcuni giorni hanno invaso Facebook. E che pare abbia raggiunto oramai una massa critica che non può più essere ignorata dalla politica.

La legge n. 222 del 1985 prevede che se il gettito dell’8 per mille cresce troppo l’aliquota va diminuita, ad esempio passando al 6 o al 4 per mille.
Ebbene, nel 1990 la CEI incassava 210 milioni di euro dall’8 per mille mentre a partire dal 2002 incassa 1 miliardo di euro l’anno. Cioè cinque volte quanto prendeva all’inizio. Nello stesso periodo, le spese per lo stipendio dei sacerdoti sono passate dai 145 milioni di euro del 1990 ai 358 milioni di euro del 2010, cioè poco più che il doppio.
Dunque, da almeno dieci anni la legge imporrebbe che si riducesse l’aliquota, dimezzandola al 4 per mille (e quindi lasciando 500 milioni di euro ogni anno nelle casse dello Stato!).
Nessun Governo lo ha fatto, eppure la legge prevede che ogni tre anni debba essere valutata la crescita dell’8 per mille e predisposte le modifiche dell’aliquota.
Questo compito è affidato ad una Commissione all’interno della Presidenza del Consiglio.
E qui viene il bello (anzi, lo scandalo):
cosa ha fatto in venti anni questa Commissione?
Perché non ha proposto la riduzione dell’8 per mille nonostante i fondi si siano moltiplicati per cinque?
Dove sono le valutazioni che deve fare ogni tre anni, perché non le pubblica?
Su tutto questo c’è il segreto di Stato: a chi ha chiesto l’accesso agli atti è stato sempre detto no.
Ora basta! Chiediamo che tutti gli atti della commissione siano resi pubblici.
Come fare? Manda un’email a confessioni.religiose@palazzochigi.it e chiedi (con cortesia) la pubblicazione di questi dati. Se vuoi usa il testo appena letto, come contenuto dell’email.

 

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