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Pubblico impiego. Riforma Brunetta: l’ennesima correzione di una riforma fallimentare

Siamo all’ennesima correzione della riforma Brunetta e, sono convinta, non sarà nemmeno l’ultima. Se non fosse per i drammatici effetti che l’azione del Governo e del Ministro Brunetta sta producendo sulle condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti pubblici, si potrebbe anche scherzare sulla spasmodica attività del Ministro della Funzione Pubblica, tutta tesa, da mesi, a correggere, aggiustare, precisare, interpretare una sua legge, ormai ridotta a puro manifesto propagandistico. Anche il Decreto legislativo assunto dal Consiglio dei Ministri il 22 u.s. si attesta su questa linea correttiva delle correzioni e, intervenendo su articoli e temi che per anni sono stati le “bandiere” del Ministro Brunetta, modifica nuovamente punti da lui stesso giudicati come “fondamentali”: l’applicazione del sistema delle valutazioni delle performance, le risorse destinate al trattamento economico accessorio, l’estensione della sua riforma a Regioni ed Enti locali, il sistema delle relazioni sindacali, le materie oggetto di contrattazione. Ciò che ne esce è una situazione ancor più confusa di quella già di per se molto caotica: una situazione che definisce molto chiaramente il fallimento di quella riforma. Come potrebbe altrimenti essere definita una riforma che spacca il lavoro pubblico, che non prevede alcun investimento per l’aumento della produttività, che, quanto a merito e valutazione, si è ridotta ad alchimie lessicali e combinati disposti e che sottrae alle lavoratrici ed ai lavoratori la possibilità di partecipazione fattiva a processi di miglioramento delle attività? Questo ennesimo intervento correttivo, al di la delle spiegazioni tecniche che il Ministro non mancherà certo di offrire, è la prova provata che oramai la sua è una riforma di facciata e che anche la trattativa aperta all’Aran sul sistema delle relazioni sindacali rischia di essere l’ennesimo tavolo dalle prospettive vuote, come la sua riforma. A questo punto speriamo in un prossimo e definitivo intervento correttivo composto da un articolo unico, senza commi: la riforma è revocata. Sappiamo che così non sarà e che fino a quando l’agonia di questo Governo permetterà sia pur esili respiri il Ministro continuerà nel suo mantra, oramai senza alcun collegamento con la realtà. Quella realtà che parla di blocco del turn over, di licenziamento dei precari, di salari ridotti e di Contratti Collettivi di lavoro che non vengono rinnovati, di servizi ai cittadini che vengono soppressi.

Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil

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