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giovedì, Ottobre 29, 2020
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Turarsi il naso e tenere in piedi il partito del bunga-bunga. Bottacin : «Bene il richiamo all’unità da parte del presidente di Unindustria Treviso Vardanega. È però il momento di tutelare chi più ha dato»

Trentacinque anni fa Indro Montanelli invitava gl’italiani a “turarsi il naso e votare Democrazia cristiana” considerata dal più grande giornalista del ‘900 il male minore rispetto all’ipotesi del “sorpasso” del Partito comunista, all’epoca agganciato all’Unione sovietica. Oggi l’Unione sovietica non c’è più, i comunisti nemmeno e tuttavia l’appello a “turarsi il naso” ritorna.  Montanelli, almeno, aveva l’alibi dell’Armata rossa con i missili puntati ad occidente. Oggi l’appello a tenere in piedi il partito del bunga-bunga, con ministri indagati, per salvare il paese è tutt’al più bizzarro.

Il presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, interviene sulle dichiarazioni del presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega: «Bene il suo richiamo all’unità di tutti per uscire dal guado economico in cui ci ritroviamo. “Turarsi il naso” e andare avanti insieme».
«Lo hanno capito anche a Roma, dove l’opposizione ha annunciato che non polemizzerà al momento del voto sulla Manovra finanziaria – ha spiegato Bottacin – . D’altronde, non è il momento di perdersi in contrapposizioni fini a se stesse: bisogna accettare la gravità della situazione in cui ci troviamo, stringere i denti e capire che i problemi vanno affrontati e superati insieme. Il quadro economico del Paese è drammatico e si ripercuote in tutte le realtà regionali, provinciali e comunali: fingere di non vederlo rischia di essere pericoloso, oltre che contro-producente».
«Vardanega richiama, poi, a sacrifici di ognuno per un bene collettivo: questa è senz’altro la linea più condivisibile a livello locale, ma non va dimenticato che ci sono realtà a cui non è mai stata chiesta alcuna rinuncia – ha proseguito il capo di Palazzo Piloni – . Ecco perché ho già scritto al Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, affinché quelle poche Regioni che da più di sessanta anni registrano un residuo fiscale positivo – a beneficio esclusivo di uno Stato che può così rimpinguare i deficit delle altre – non abbiano a dover pagare ancora le colpe altrui».
«È il momento di tutelare chi più ha dato e di stringere i cordoni della borsa dei trasferimenti a chi non ha ben amministrato la “cosa pubblica”, peccando di miopia e scarsa oculatezza – ha concluso Bottacin – . Se ciò non dovesse accadere, quelle stesse Regioni (già a lungo penalizzate) si ritroverebbero a non poter più reggere un sistema economico di cui hanno beneficiato gli altri Enti meno virtuosi, portando così ad evidenti ricadute su loro stessi, nonché, in ultima fase, proprio sullo Stato».

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