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Amianto. In arrivo l’addizionale Inail per centinaia di piccole aziende. L’Uapi ha dubbi sulla legittimità e chiede alle Confederazioni nazionali un intervento sul Governo

Luigi Curto

Centinaia di aziende stanno ricevendo in questi giorni dall’Inail la richiesta di versamento entro il 18 luglio di una addizionale dovuta al “Fondo per le vittime dell’amianto” per gli anni 2008 e 2009.
Il Fondo è stato istituito dalla finanziaria del 2008, ma solo con un decreto del 12 gennaio di quest’anno il Ministero del lavoro ha dato attuazione alle disposizioni.
Il Fondo è nato per erogare prestazioni economiche, aggiuntive alla rendita Inail, a favore di superstiti o lavoratori affetti da patologie professionali asbesto-correlate per esposizione all’amianto e alla fibra «fiberfrax». E’ finanziato per tre quarti dallo Stato (30 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 e 22 milioni di euro a decorrere dall’anno 2010) e per un quarto dalle imprese.
E le aziende chiamate a versare l’addizionale sono quelle che oggi svolgono attività lavorative analoghe a quelle che, in passato, hanno esposto i lavoratori all’amianto.
“Non si tratta di mettere in discussione il dovere delle imprese a concorrere a una giusta azione di solidarietà – dice Luigi Curto, presidente dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – ma non possiamo non constatare che l’artigianato viene interessato in maniera molto superiore non solo al terziario, ma addirittura all’industria, settore al quale, fino ad oggi, sono riconducibili la stragran parte delle patologie legate all’impiego dell’amianto”.
Non solo, ma a giudizio di UAPI vengono coinvolte aziende che mai hanno avuto alle loro dipendenze lavoratori che hanno contratto patologie professionali da amianto ed è, quindi, lecito porsi qualche dubbio anche sulla legittimità di questa addizionale.
“Siccome l’Inail richiederà tra poco anche le somme dovute per il 2010 e per il 2011 – conclude Curto – abbiamo interessato il livello nazionale della nostra Confederazione e di Rete Imprese Italia, affinché sul Fondo e sul meccanismo per alimentarlo si riapra la discussione con il governo, al quale va ricordato che la solidarietà la si chiede e la si ottiene solo dopo aver applicato un altro principio: quello della responsabilità di chi ha speculato sulla salute dei dipendenti e dei tanti piccoli artigiani che vennero esposti, a loro insaputa, al rischio amianto”.

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