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“Non si potrà più produrre ciò che non è competitivo”. Alberto Bombassei, fondatore della Brembo, azienda leader internazionale dei freni a disco, ha fatto il punto sui mercati internazionali dopo la crisi economica

Internazionalizzazione, innovazione, ricerca, nuove tecnologie, dimensioni. Sono questi gli ingredienti sui quali si fonderà la sopravvivenza delle aziende italiane nel prossimo decennio. A sostenerlo è uno degli interpreti del miracolo economico italiano che ha appena festeggiato i 50 anni della sua azienda. Ovvero Alberto Bombassei, presidente della Brembo spa, prestigioso marchio internazionale dei freni a disco per auto e moto, relatore del convegno sull’innovazione che si è tenuto oggi (venerdì 8 luglio) a Palazzo Doglioni Dalmas, sede di Confindustria Belluno Dolomiti.  Bombassei, nato a Vicenza nel 1940, laurea honoris causa in ingegneria meccanica, vicepresidente per le relazioni industriali di Confindustria, e membro di vari consigli di amministrazione (Italcementi, Atlantia, Pirelli, Cioccolella).
Brembo SpA è nata nel 1961 per volontà di Emilio Bombassei e Italo Breda, l’azienda comincia nel 1964 a produrre dischi freno per auto; nel 1972 anche freni per moto e, nel 1975, entra in Formula 1, fornendo i propri impianti anche alle monoposto Ferrari. Nel 1995 l’azienda si quota alla Borsa valori di Milano e inaugura una strategia di crescita e di internazionalizzazione che la porterà a superare il miliardo di euro di fatturato, con 35 stabilimenti in 15 Paesi e oltre 6000 dipendenti.
Ha chiuso il primo trimestre del 2011 con una forte crescita dei ricavi e dell’utile. Il fatturato ha raggiunto i 312,2 milioni di Euro, cioè +27,9% rispetto al primo trimestre del 2010, il risultato netto è stato di 11,2 milioni di euro, + 68,6% rispetto allo stesso periodo del 2010.
in poco più di mezz’ora Alberto Bombassei ha espresso con lucidità lo scenario dei mercati internazionali che si aprirà negli anni futuri. «Non si potrà più produrre ciò che non è competitivo. Dobbiamo specializzarci in prodotti ad alto contenuto di tecnologia con poca mano d’opera». Ma ecco nel dettaglio le “istruzioni per l’uso” per rimanere nel mercato, secondo Bombassei. «Innanzitutto l’internazionalizzazione. Le nostre aziende dovranno bussare a tutte le porte del mercato globale. Perché nel 2030 vi sarà un miliardo e mezzo di persone con un reddito annuo di oltre 30mila dollari pronte ad acquistare i prodotti del mercato globale. Basti pensare che in Cina nel 2010 sono stati venduti 100 milioni di frigoriferi! Il made in Italy, dunque, è un’opportunità che dev’essere sfruttata». Bombassei ha parlato di ricerca e design facendo l’esempio della sua azienda che fornendo un prodotto tecnologico di qualità, oltre che confezionato con il design italiano, è diventata fornitrice monopolista della Porsche. «Una volta i freni erano solo una parte meccanica nascosti dietro le ruote delle auto. Brembo li ha messi in vista, con le pinze rosse ora anche gialle e dischi in carbonio ceramico che si intravedono tra i cerchi delle Porsche». A conclusione del convegno Bombassei si è soffermato sulla necessità di fare innovazione e ricerca unendo le forze, università e aziende insieme, per abbattere i costi. Anche le dimensioni di un’azienda oggi devono essere adeguate per affrontare i mercati internazionali, per poter sostenere le spese dei suoi dipendenti in trasferta all’estero nelle operazioni di marketing e vendita. Gian Domenico Cappellaro,  presidente di Confindustria Belluno Dolomiti ha chiesto che anche la politica faccia la sua parte nel semplificare la burocrazia. Il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin ha sostenuto la necessità di intervenire con sgravi fiscali alle aziende che promuovono la ricerca. Sulla collaborazione Università e industria, ha proposto di incentivare anche le ricerche prettamente tecniche, e non solo i percorsi accademici con le pubblicazioni che ad oggi impegnano i ricercatori universitari. Anna Orsini, segretario provinciale della Cisl si è dichiarata d’accordo con il relatore sull’analisi dei mercati internazionali futuri, auspicando però che i processi di riconversione delle aziende abbiano cura dei lavoratori.

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