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Bilancio della Provincia. Carbogno: «L’aumento delle tariffe Tpl non ha riflessi sulla quadratura del previsionale 2011»

Michele Carbogno, vice-presidente e assessore al Bilancio della Provincia di Belluno, chiarisce alcuni aspetti riguardati il documento previsionale discusso in settimana dalla Giunta di Palazzo Piloni: «Dalle spese pregresse, all’aumento delle tariffe del Tpl è bene chiarire un aspetto: la manovra relativa all’aumento delle tariffe del Trasporto Pubblico Locale non ha alcun riflesso nella quadratura del bilancio previsionale 2011 di Palazzo Piloni – ha spiegato Carbogno – . Si tratta infatti di due percorsi ben distinti che solo per caso si sono affrontati nelle medesime ore. La correzione del costo dei biglietti, avallata con l’approvazione dell’orario estivo delle tratte e dopo aver coinvolto il tavolo sulla mobilità, è dovuta, da una parte, ai tagli subiti dall’intero comparto del TPL a livello regionale (taglio, che il presidente Bottacin ha quantificato in un 10% in meno rispetto all’anno precedente ndr); dall’altra agli adeguamenti Istat, che porteranno le tariffe del trasporto bellunese allo stesso livello delle altre province venete. Tali aumenti peraltro non hanno alcun collegamento col bilancio 2011, all’interno del quale il TPL non ha conseguenze».
«In un’ottica generale, invece, è innegabile che la situazione che ci siamo trovati ad affrontare sia molto pesante – ha proseguito Carbogno – . La riduzione dei trasferimenti statali non è che la conseguenza di una crisi nazionale e mondiale di cui subiamo le ripercussioni, come tutte le realtà d’Italia. Purtroppo, in questa necessitata razionalizzazione governativa è mancata una seria proposta da parte dell’UPI (oggi a maggioranza del centrosinistra), a cui lo stesso esecutivo centrale si era rivolto, per un parere sul tipo di taglio da attuare al fine di tenere in considerazione le diverse specificità territoriali. Questa lacuna ha generato un taglio orizzontale uguale per tutti (circa il 24 % dei trasferimenti) che per alcune Province che si sostentano con entrate proprie si è rivelato essere “irrisorio”, mentre per la nostra (che può contare su trasferimenti annui pari a circa 113 euro/pro capite) è stata un’autentica mazzata. Indubbiamente, la nostra speranza è che, nel corso dei prossimi mesi, si possa arrivare ad un’azione compensativa, da parte di Roma, per dare ossigeno alle nostre casse».
Ha proseguito il vice-presidente: «A quello generale, nel nostro caso, si è sommato il problema delle scelte fatte da chi ci ha preceduto: va infatti sottolineato che, nonostante in passato si fosse a conoscenza che i trasferimenti dallo Stato sarebbero stati via via decurtati, si è tuttavia scelto di azzardare la possibilità di spesa di Palazzo Piloni, confidando su entrate che non erano per nulla certe, in quanto si trattava di “una tantum” (come l’addizionale sull’energia) che, pur ripetute per alcuni anni, non potevano divenire la base finanziaria a sostegno di aumenti di personale e convenzioni pluriennali molto onerose. Queste “una tantum”, sono ora venute meno».
«Se ci fossimo trovati a gestire un bilancio come quelli della Provincia fino al termine dell’Amministrazione De Bona (2004), con tutta probabilità avremmo affrontato sacrifici meno dolorosi per tutti – ha concluso Carbogno – . La serie di spese generate in seguito (fino al nostro insediamento), dalle consulenze per la strategia interna all’ente fino al “Sentirsi Dolomitici”, è un fardello che pesa e peserà anche sui futuri investimenti».

 

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