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martedì, Ottobre 27, 2020
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Non dimentichiamo i referendum

Nel fastuono che avvolge il nostro paese, l’informazione relativa ai quesiti referendari è in ritardo di circa 1 mese e mezzo rispetto alla norma di legge, per il boicottaggio di Lega, PDL e “Responsabili” alla commissione di vigilanza RAI, deputata ad emettere il regolamento attuativo per i referendum.
Proprio per questo è necessario entrare nel merito dei quesiti referendari e riflettere insieme.
Ci hanno raccontato che la privatizzazione del servizio idrico è stato chiesto al nostro paese dall’Unione europea: niente di più falso.
L’Unione europea non si è mai sognata di chiedere a nessun Paese membro di privatizzare l’acqua e i servizi idrici. Almeno non attraverso il proprio Parlamento e i propri atti ufficiali.
Al contrario: la cosiddetta “direttiva Bolkestein” tiene fuori dalla libera circolazione dei servizi proprio il servizio idrico e affida ai singoli Stati membri, il compito di stabilire quali siano i servizi “a interesse economico” e quali quelli “non a scopo di lucro”.
A conferma di questo Parigi e Berlino hanno ripubblicizzato il servizio idrico dopo decenni di privatizzazione e l’Europa non ha interferito su tali scelte.
Inoltre la Consulta non avrebbe mai validato referendum che sono in contrasto con le indicazioni dell’Europa.
Ci hanno raccontato che la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e apre un mercato importantissimo alla concorrenza: anche questo è assolutamente falso.
Liberalizzazioni e concorrenza nulla hanno a che vedere con la gestione del servizio idrico. Il servizio idrico è un monopolio naturale.
Ciò significa che, in questo settore, non esiste la concorrenza, che presuppone l’esistenza di più gestioni, tra le quali i consumatori del servizio (i cittadini) possono scegliere.
Il massimo che il mercato può offrire, sono le gare per aggiudicare il servizio, ma siccome il servizio idrico necessita di elevati investimenti prolungati nel tempo, le gare sono costruite con scadenze lunghe e revisioni brevi.
Le concessioni infatti durano 20-25 anni, mentre ogni 3 anni si possono ricalcolare tariffe, investimenti e le altre grandezze del servizio. Sono le condizioni ideali perché grandi potentati, magari multinazionali, possano fare “buone” offerte all’inizio e poi, grazie al fatto di detenere in modo pressoché esclusivo le informazioni sui costi e le modalità di erogazione del servizio, rinegoziare al rialzo le tariffe precedentemente definite.
La privatizzazione dell’acqua e la sua conseguente mercificazione rende reale il pericolo di estromissione delle fasce sociali meno agiate all’accesso all’acqua potabile. Non è uno spauracchio, ma semplicemente la registrazione di quanto è già avvenuto dove il processo di privatizzazione si è già realizzato, sia in Italia che all’estero.
Francesco Masut – Belluno

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