Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Ordine ha approvato oggi, all’unanimità, un Ordine del Giorno presentato dal Gruppo di Lavoro sul precariato con il quale il presidente Enzo iacopino e l’Esecutivo vengono invitati ad assumere ogni iniziativa ritenuta opportuna per sostenere in Parlamento la proposta di legge tendente a togliere tutte le sovvenzioni pubbliche, a vario titolo previste, a chi non retribuisce equamente i giornalisti. Il Cnog chiede altresì di aprire una vertenza con gli editori affinché siano fissati percorsi professionali trasparenti, e perché il contratto nazionale di lavoro non sia ‘piegato’ a mere esigenze speculative in danno del lavoratore. L’Ordine del Giorno del Cnog si aggiunge alla presa di posizione del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, il quale venerdì scorso, durante l’assemblea annuale degli iscritti, ha espresso la preoccupazione dell’Ordine regionale per “la difficile situazione in cui sono costretti ad operare, anche in Veneto, i giornalisti collaboratori esterni delle aziende editoriali, la cui attività giornalistica è sempre più spesso retribuita in maniera che offende la dignità della professione e rende difficile assicurare un adeguato livello qualitativo all’informazione”. “È ora di dire basta allo sfruttamento di questi colleghi, giovani e meno giovani, i cui compensi continuano ad essere ridotti, dopo anni e anni di attività professionale alle spalle e famiglie da mantenere, con effetti devastanti anche sotto il profilo della qualità dell’informazione – ha dichiarato Amadori – Direttori e colleghi che ricoprono incarichi al vertice delle testate giornalistiche non si rendano complici di questo indegno sfruttamento dei colleghi”. L’Ordine dei giornalisti del Veneto ritiene che, in questa fase di grandi trasformazioni del mondo dell’informazione, “è indispensabile ribadire la centralità delle redazioni giornalistiche e garantire un futuro professionale meno incerto e compensi dignitosi ai colleghi, sempre più numerosi, che svolgono la professione come freelance e in condizioni di precariato. La garanzia del diritto costituzionale ad un’informazione corretta, rigorosa, rispettosa della dignità delle persone – ha concluso il presidente dell’Ordine del Veneto – passa anche attraverso compensi dignitosi per l’attività giornalistica”.
IL TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO VOTATO DAL CNOG: “Messa alla porta non appena diventata professionista. Cacciata dopo due mesi di finte trattative, per far scattare la tagliola del ‘collegato lavoro’, prima del rinvio dei termini fissato dal mille proroghe, così che non ci fosse più alcuna rivendicazione da sostenere. E’ successo a fine febbraio a una giovane giornalista. Una precaria 2.0, di nuova generazione: cinque anni passati tra 100 euro al mese di collaborazioni e contratti a termine (articolo 36 invece di articolo 1 sia ben chiaro) in giro per l’Italia. Pensava di essere arrivata quando la sua azienda editoriale le ha proposto l’assunzione con un contratto di praticantato, ma la drammatica verità si è mostrata subito dopo l’esame. Neanche il tempo di festeggiare la promozione, perché l’azienda l’ha messa alla porta. Questo è solo uno dei casi emblematici di quello che accade ai ‘diversamente occupati’. Ma di questi giorni sono anche la protesta dei collaboratori del Gazzettino di Padova (Gruppo Caltagirone), che hanno visto decurtati i propri compensi già indecorosamente bassi per decisione unilaterale dell’editore, lo sciopero dei giornalisti di Canale 10, testata storica toscana, che dopo aver passato molti mesi senza stipendio, hanno dovuto subire il ‘congelamento’ delle paghe dalla nuova proprietà, la chiusura senza preavviso del Corriere di Livorno, e il licenziamento di alcuni collaboratori dell’Ansa ‘rei’ per l’editore di aver fatto opposizione al collegato lavoro.
Una maggioranza silenziosa e poco tracciabile di colleghi pubblicisti e professionisti che non hanno alcuna garanzia per il loro futuro. Giovani giornalisti pagati pochi spiccioli ad articolo, nelle radio e nelle televisioni locali, ma anche da giornali ed emittenti medio grandi o nelle grandi tv generaliste. Colleghi che gli editori assumono facendo ‘forzature’ sul contratto di lavoro, imponendo di far firmare contratti ex articolo 12 o 36 invece di articoli 1 o 2. Assistiamo per esempio all’indegna imposizione di ‘vincoli produttivi’ a giornalisti assunti ex art 12 che non hanno giorno libero e sono costretti a lavorare sempre per raggiungere il numero di articoli che sono obbligati a scrivere per contratto (anche 100 al mese), o ad articoli 36 che lavorano come articoli 1 alla metà dello stipendio. Tutti con l’incognita del domani, aggravata dall’utilizzo indiscriminato di stagisti come forza lavoro in pro duzione. I tirocinanti sono lì per imparare, non per essere ingannati con la promessa di un contratto che poi non arriverà. Di fronte a tutto questo l’Ordine non può restare a guardare; il richiamo ai doveri di una solidarietà autentica verso chi vive queste difficoltà deve portare alla presa di coscienza che non è morale rendersi complici degli editori contribuendo a tenere nel ghetto dell’estremo bisogno centinaia di giovani professionisti. Per questo il Consiglio Nazione invita il Presidente e l’Esecutivo ad assumere ogni iniziativa riterrà opportuna per sostenere in Parlamento la proposta di legge tendente a togliere tutte le sovvenzioni pubbliche, a vario titolo previsto, a chi non retribuisce equamente i giornalisti; Il Consiglio Nazionale chiede altresì di aprire una vertenza con gli editori perché siano fissati percorsi professionali trasparenti, e perché il contratto nazionale di lavoro non sia ‘piegato’ a mere esigenze speculative in danno del lavoratore”.
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