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Le aquile e le galline. Discorso del presidente della Provincia al Teatro Comunale per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia giovedì 17 marzo

Viva l’Italia! Una, unita e federale.L’Italia che vorrei, ma che non c’è. L’Italia che potrebbe essere, ma che non è.
L’Italia che volevano i nostri padri fondatori: quella “giovine” di Mazzini, quella dei “tre regni” di Cavour, quella “federalista” di Cattaneo.
L’Italia di un passato a cui guardo con orgoglio, quell’Italia che i Risorgimentali avrebbero voluto vedere. E proprio oggi mi chiedo: guarderebbero con altrettanto orgoglio a quello che vedrebbero se fossero qui?
Quello di oggi è un Paese che ha voluto e dovuto auto-celebrarsi per ritrovarsi, un Paese che festeggia, ma che – purtroppo o per fortuna – non sa dimenticare le tensioni ed i problemi del presente;
non sa nascondere le paure ed il pessimismo per il futuro che lo aspetta e che attende tutti noi, già da domani.
Ma viva l’Italia!
E che sia un’Italia viva: che vive , e non che sopravvive.
Non un Paese che fa sopravvivere il proprio popolo, ma un’Italia che lo rende capace di spiccare il volo quando esso ne ha la possibilità, il desiderio, l’orgoglio, la necessità.
A stare con le galline, lo sappiamo bene, anche le aquile disimparano a volare e così si perde il loro valore, lo perdono tutti.
Dove c’è un potenziale, dunque, lo si valorizzi. Sarà di aiuto anche a coloro che quel potenziale non lo hanno:
ma per fare ciò, il nostro Paese ha bisogno di un doppio salto.
Un salto in avanti, per non perdere il passo di ciò che lo attende e che oramai rischia di precederlo e lasciarlo indietro, al suo destino. Spero non al suo declino.
E poi un salto in alto, un salto di mentalità e di cultura, per dimostrare che non abbiamo perso la qualità ed il valore che ci hanno contraddistinto nella nostra millenaria storia, e che ci hanno dato quel prestigio che oggi è riconosciuto in tutto il mondo.
La nostra è una storia fatta di divisioni e riunificazioni, di sconfitte ma anche di grandi vittorie, portate avanti da uomini che vivevano in mezzo a noi, uomini e donne che hanno avuto il coraggio di lottare per cambiare.
D’altronde, i migliori puntano a cambiare e a migliorare quel che c’è:
i mediocri si adattano al sistema, ne divengono al contempo vittime e artefici, e perdono di vista quell’aquila che è in loro.
Ma non è più questo il tempo. Ora è il tempo del coraggio: solo così potremo riscoprirci popolo e quindi parte di una Nazione che ha mille facce da offrire, ma che tutte la compongono in un grande puzzle, dando il loro contributo.
Solo così non saremo più divisi in “figli e figliastri”, ma finalmente saremo tutti fratelli e sorelle in una grande famiglia: ciascuno con i propri talenti da mettere a frutto, per il bene della grande casa che abitiamo.
E dunque viva l’Italia! L’Italia che “riconosce e promuove le autonomie locali”; che “tutela le minoranze linguistiche”; che ha l’obiettivo di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona”.
Per farlo c’è bisogno di fiducia, di coraggio, di orgoglio da ritrovare.
Non è solo oggi, dunque, che dobbiamo sentirci italiani. Così come non è solo a Natale che dobbiamo essere più buoni, non è a San Valentino che si è innamorati, non è solo l’otto di marzo che si deve celebrare la figura della donna.
L’Italia ci renda orgogliosi dell’Italia, tutti i giorni.

Gianpaolo Bottacin – Presidente della Provincia di Belluno

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