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sabato, Novembre 28, 2020
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Una memoria per rafforzare il valore della delibera sul referendum provinciale. Il presidente Ghezze la consegnerà lunedì prossimo alla segreteria della Corte di Cassazione

Stefano Ghezze

Riunione, oggi pomeriggio, a Palazzo Piloni per discutere della situazione dell’iter referendario per il passaggio del territorio di Belluno dal Veneto al Trentino – Alto Adige, il cui quesito è già alla fase di valutazione da parte della Corte di Cassazione di Roma. All’incontro, oltre al presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, e a quello del Consiglio provinciale, Stefano Ghezze, erano presenti anche i capigruppo dell’organo consiliare ed il professor Sandro De Nardi dell’Università di Padova.
Dall’incontro è emersa la volontà di redigere una memoria da depositare presso la Corte di Cassazione, in cui i rappresentanti del Consiglio provinciale intendono supportare la delibera dello scorso gennaio, il primo atto dell’iter referendario per il passaggio del territorio di Belluno da una regione ad un’altra. «Abbiamo voluto stendere questo documento con tutti i capigruppo, trovando quindi la piena condivisione di tutte le forze politiche – ha spiegato il presidente Ghezze, delegato effettivo del Consiglio a seguire l’intera partita referendaria – . Oltre a rafforzare il valore della delibera dell’organo provinciale, questa memoria sottolinea il riferimento contenuto nell’articolo 116 della nostra Carta costituzionale».
«Ho già fissato per lunedì 21 marzo la mia discesa a Roma, presso la Segreteria della Corte di Cassazione, per consegnare la memoria prodotta – ha continuato Ghezze – . Speriamo che questa ulteriore dimostrazione dell’importanza che ha per noi la questione referendaria sia un segnale forte, in vista della prossimo udienza della stessa Corte, che si riunirà il 31 marzo per decidere sulla legittimità del quesito referendario presentato».
«A tutti noi, è ovvio, andrebbe meglio essere autonomi rimanendo in Veneto – ha aggiunto Bottacin – . Le risposte dal Governo centrale, però, tardano ad arrivare ed è per questo che seguiamo tutte le strade possibili che la democrazia ci concede per avere le stesse risorse e gli stessi diritti che hanno i nostri “vicini” del Trentino. Fra le possibilità c’è anche quella del referendum ed è per questo che portiamo avanti quella che è una forte volontà popolare a cui la Provincia ha dovuto e voluto dare voce, giocando fino in fondo il proprio ruolo istituzionale».

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