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Il federalismo è servito: i comuni delle regioni a statuto speciale non sono stati intaccati nei loro”diritti acquisiti”

La ristrettezza economica che colpisce i comuni, determina spesso l’uso di qualsiasi mezzo pur di fare cassa, anche a scapito dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini. Si occultano invece le vere cause di questo decadimento, dovute ai tagli di enormi trasferimenti di risorse agli enti territoriali ed al welfare, operati da  coloro che siedono al governo (Tremonti, Lega e PDL) o nei consigli regionali (del Veneto nel nostro caso) e che spesso aderiscono allo stesso partito politico di chi amministra i comuni.
Negli ultimi 3 anni i fondi statali di carattere sociale sono stati tagliati del 76%.
Fondo per le politiche della famiglia:  da 346 a 52 Milioni di Euro
Fondo per le politiche sociali:   da 929 a 75 Milioni di Euro
Fondo per l’affitto:    da 205 a 33 Milioni di Euro
Fondo per inclusione immigrati:  da 100 a   0 Milioni di Euro
Fondo per i servizi dell’infanzia:  da 100 a   0 Milioni di Euro

Il federalismo municipale che, dopo essere stato bloccato in commissione parlamentare, è stato promulgato come decreto legge dal governo (destituendo il parlamento del suo ruolo) e conseguentemente considerato irricevibile da Napolitano, è stato approvato con il voto di fiducia. L’unica cosa certa di questo pacchetto è la delocalizzazione delle tasse  per  permettere ai comuni di far quadrare i bilanci dopo la scure dei tagli e del patto di stabilità. Ci saranno Comuni che avranno entrate, perchè hanno molte seconde case, immobili commerciali, emersione del reddito sommerso ed altri, che non hanno queste possibilità, vedranno ridotte le loro entrate. Il paradosso sarà che un comune virtuoso (dove il reddito sommerso è minimo) è penalizzato. Ci si aspettava un decreto legislativo che specificasse le fonti di finanziamento e le modalità di suddivisione di questo fondo a cominciare dalle direttive della legge delega. Invece non è per nulla specificato come si finanzia e come si usano le risorse. Il problema è stato semplicemente rinviato pericolosamente e quindi non si sa nemmeno quali saranno le risorse complessive a disposizione dei Comuni. E’ completamente assente un fondo di perequazione che dovrebbe sopperire alla diversa distribuzione delle imposte tra i diversi comuni, in modo da garantire a tutti i Comuni di finanziare i fabbisogni standard delle loro funzioni e cioè i servizi fondamentali come gli asili nido, i trasporti pubblici locali e l’assistenza agli anziani. Inoltre i comuni delle regioni a statuto speciale non sono stati toccati, in quanto nulla viene intaccato dei loro diritti acquisiti. La nostra provincia vedrà un aumento delle risorse nella zone di Cortina, Auronzo, parte del Cadore e del Comelico, …. ma per i comuni della Valbelluna, dell’Alpago, del  Feltrino, …..  le risorse diminuiranno. Alla fine proiettando alla Regione Veneto i risultati della nuova riforma del federalismo municipale, la provincia di Belluno rimarrà circa allo stesso livello di oggi (non avrà nessun vantaggio, pur essendo zona di montagna), Rovigo arretrerà e le altre città del Veneto aumenteranno notevolmente le loro entrate. Tale proiezione sembra confermare che gli “ultimi rimarranno gli ultimi”.
Altro che federalismo, …… quello vero è un’altra cosa.

francesco masut

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