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martedì, Novembre 24, 2020
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I carnevali arcaici delle Dolomiti in Sardegna con Gianluigi Secco

Gianluigi Secco, studioso della tradizione e noto anche come Belumat,  parteciperà sabato e domenica prossimi, 5 e 6 marzo, in Sardegna, a due convegni sul tema dei carnevali arcaici su invito del Comune di Ottana (Nuoro, Barbagia). Nel  simposio del sabato, intitolato Riflessioni sui cinema, Filonzana e Accabadora, Secco porterà un contributo nuovo alla conoscenza dei personaggi sardi che verranno messi in parallelo con quella che da noi si identifica come mito della Redòsega, Maràntega o Donàcia (ovvero quella della Befana), che risulta avere un fondamentale legame col regno degli inferi e col destino umano, essendo considerata reggitrice della vita, di cui decide come e quando imbastire e recidere il filo, nel segno antico delle Parche. Gianluigi Secco è fra l’altro Autore della recente ricerca sul mito specifico, che ha portato alla realizzazione di due DVD tematici inseriti nella raccolta intitolata ‘Si fa presto a dir Befana’, che verrà presentato in anteprima nella cittadina nuorese. L’attenzione locale è alta risultando, quella che verrà presentata, la prima ricerca che ritrova tracce parallele ma evidenti di entrambi i  personaggi in località tanto distanti.
Queste interessanti analogie saranno sviluppate anche nel convegno di domenica 6 marzo intitolato I Carnevali barbaricini come patrimoni culturali ed economici e qui Secco sarà chiamato ad illustrare, oltre alla ricchezza delle Maschere dolomitiche, la situazione bellunese nel settore.
Al proosito Secco non nasconde l’imbarazzo dovuto al fatto che, a fronte dell’attività della Mostra itinerante ‘Maschere e riti’ che dal 1988, prima in Europa, porta una rassegna completa del carnevale arcaico bellunese in giro per il mondo, non si sia riusciti, da allora a oggi (24 anni!), a trovare una degna e seria sistemazione di questo patrimonio culturale, arricchito delle esperienze internazionali, che rappresenta una delle maggiori opportunità di presentazione ottimale al potenziale pubblico turistico.
Nel frattempo le regioni contermini, partite assai in ritardo sul tema, stanno investendo alla grande (avendo oltretutto i mezzi) facendo dei carnevali una vera bandiera culturale laddove il nostro patrimonio provinciale, che resta il più vario per temi e testimonianze, continua a essere misconosciuto, specie da chi si occupa di cultura e turismo.
Forse varrebbe la pena di chiedere a Secco di presentare pubblicamente, anche e soprattutto a livello locale, il grande lavoro fatto nell’ultimo quarto di secolo su questo tema, visionando i suoi molti video e i libri editi su questo  grande patrimonio raccolto…

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