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Assemblea dell’Anpi: Luciano Padovani rimane alla presidenza fino al congresso nazionale di Torino. Poi la parola al nuovo consiglio direttivo eletto oggi. Marcello Basso: “Se parliamo di Foibe bisogna conoscere anche quello che fecero gli italiani al popolo jugoslavo”

Si è tenuto questa mattina (domenica 27 febbraio) alla sala Bianchi in viale Fantuzzi, l’assemblea provinciale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani), che ha votato il nuovo consiglio direttivo. Che vede al suo interno anche dei giovani, come Marilena Sartor, Moreno Gioli, Christian De Pellegrin, Paolo Perenzin, e Claudio Michelazzi. Il presidente uscente Luciano Padovani, rimarrà alla guida dell’associazione fino al Congresso nazionale di Torino del 25, 26 e 27 marzo. Poi toccherà al nuovo consiglio direttivo confermarlo o trovare un nuovo presidente. A moderare i lavori dell’assemblea, durati per l’intera mattinata, c’era il senatore Sandrino De Toffol. Buona la partecipazione e l’attenzione ai vari interventi succedutisi. Marcello Basso, presidente dell’Anpi di Venezia, già sindaco di San Stino di Livenza, poi deputato e senatore del Pd, nel suo discorso di chiusura dell’assemblea ha parlato di «paesi incendiati, donne violentate, deportazioni in campi di concentramento gestiti da italiani. Quando parliamo di foibe – ha sottolineato –  dobbiamo aver presente anche quello che fecero gli italiani in Jugoslavia nel 1941. Nel discorso di Pola del 1922, inoltre, riferendosi alle popolazioni dell’ex Jugoslavia, Mussolini parla di una di una razza primitiva e barbara». Basso riporta le crude testimonianze del padre, che vide con i propri occhi le barbarie inflitte al popolo jugoslavo dagli italiani. «L’Italia oramai è un paese con le pile scariche, immersa in un illusionismo mediatico dove si vedono per lo più racconti autocelebrativi e bugiardi. Le ragioni di Marchionne sono quelle della globalizzazione! E l’Anpi non accetta che il lavoro sia separato dagli altri diritti. Perché esso deve continuare ad essere un elemento di dignità e di emancipazione, come afferma la Costituzione. L’Anpi è dell’idea che la memoria debba entrare sempre più nei programmi dello Stato. Ed è nostro impegno – ha detto Basso – lavorare per impedire che siano messi in discussione aspetti cruciali della storia. Come è avvenuto con la negazione dei campi di sterminio. Si sono accomunate vittime e carnefici, dimenticando che c’è un principio che divide quelle vite: i repubblichini furono al servizio dei nazisti»! Critica i libri di Giampaolo Pansa, dove lo scrittore-giornalista sostiene che dal ’43 al ’45 in Italia ci fu una guerra civile. «Ma chi indossava l’uniforme di Salò – precisa Basso – non rappresentava l’Italia! Tant’è che il 98% dei soldati italiani, più di 600mila, rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò».  Molto seguita ed applaudita anche la relazione iniziale del presidente Anpi di Belluno Luciano Padovani, che riferendosi al governo Berlusconi, ha parlato di una «crisi politica e morale mai vissuta nel nostro Paese». E di intere masse di popolazione al limite della sopravvivenza. «L’Europa dei popoli è diventata l’Europa delle multinazionali, con l’Italia che partecipa al banchetto – ha detto Padovani – Ricchi e potenti hanno internazionalizzato i loro interessi. Noi come Anpi dobbiamo internazionalizzare i valori. Ma in questo vuoto governativo qualcuno insegue i progetti della Loggia P2, ossia conquistare il potere assoluto per via democratica! L’80% della carta stampata ha un solo padrone, assistiamo alla rottura del fronte sindacale con la presenza di sindacati collaborazionisti». Padovani attacca il premier e le sue 37 leggi ad personam, i premi agli evasori fiscali, il salvataggio dei parlamentari collusi con camorra e mafia. Il tutto con le leggi approvate in Parlamento dalla Lega Nord. Nel corso dell’assemblea vi sono stati vari altri interventi. Renato Bressan, segretario provinciale della Cgil si è chiesto «cos’altro deve succedere in questo Paese prima che i sindacati riprendano il filo insieme»? Roberto Granzotto, ex sindaco di Pieve di Cadore, ha sottolineato come economisti e politologi non abbiano previsto la crisi economica e ora l’onda rivoluzionaria dei Paesi nord africani. Ed ha accusato i partiti del centro sinistra d’aver abbandonato la questione morale. Ester Riposi ha sottolineato il ruolo della donna nelle vita politica italiana nella Resistenza e durante la costituente.

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