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sabato, Settembre 19, 2020
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Dopo due anni torna a crescere il numero di piccole imprese. Uapi: bene, ma manca una politica economica di rilancio

Walter Capraro

Dopo due anni, torna attivo il saldo delle imprese artigiane: è questo il dato che emerge dall’ultima rilevazione Unioncamere. Dopo aver perso, nel biennio 2008-2009 ben 189 unità (vale a dire più della metà delle 314 aziende perse nell’intero decennio 2000-2010), nel 2010 il settore ha invertito la tendenza e chiude l’anno con 7 aziende in più. “E’ un buon segno che il saldo sia tornato positivo – dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – ma è soprattutto positivo che si sia fermata l’emorragia di chiusure nel metalmeccanico e che il settore stia anche scoprendo una vitalità nuova nel terziario, come testimonia la crescita non solo dei servizi alla persona, ma anche di quelli rivolti alle imprese.” Meno entusiasmo, invece, desta la crescita del numero delle aziende impegnate nelle costruzioni. In questo caso le nuove imprese sembrano essere nate più per una mancanza di alternative che per una vera vocazione imprenditoriale. “Il settore delle costruzioni è e resta in piena crisi – commenta Capraro – e le nuove microimprese nascono più come alternativa alla disoccupazione che per una reale e consapevole scelta imprenditoriale. Meglio così, però, che registrare l’ennesimo ricorso al sommerso, che è comunque lievitato in questi anni di crisi.”
La sensazione, però, è che non si tratti di un trend che preluda a una crescita consolidata. Come è spesso accaduto, la grande risorsa su cui il bellunese può, infatti, contare è la sostanziale stabilità del sistema economico, ma la crescita è un’altra cosa.
“Il sistema economico è lasciato da solo – dice il Direttore dell’UAPI – e da solo sta cercando e trovando le vie d’uscita. Mai come in questa crisi le imprese hanno provato sulla loro pelle l’assenza di una politica economica: e questo vale per il governo nazionale e per quello regionale, ma anche per gli enti locali. Al siparietto dei proclami non seguono mai provvedimenti concreti: così è per la pressione fiscale (che è cresciuta ancora), così per gli appalti degli enti pubblici (con i Comuni che non fanno il minimo sforzo per garantire il lavoro alle imprese locali), così per le poche misure anticicliche come gli ecobonus, di cui si aspetta sempre fino all’ultimo momento la conferma.” Quanto alla Regione, l’UAPI guarda con un certo favore il disegno di legge attualmente in discussione in Commissione Attività produttive che aprirebbe la strada allo Statuto del lavoro Autonomo del Veneto. Ma anche qui le perplessità non mancano. “E’ una buona iniziativa della Lega Nord – conclude Capraro – ma temiamo che si riduca a una mero documento di enunciazioni che tra l’altro si propone di agire su troppi fronti. C’è poi il rischio concreto che non sia accompagnato da adeguate risorse, visto che nell’ottobre dell’anno scorso è già stato bocciato per mancanza di copertura economica. Insomma, non vorremmo che fosse come la proposta di modifica dell’art.41 della Costituzione, che, in un calendario delle priorità, è l’ultima cosa di cui le imprese hanno bisogno.”

Anno ISCRIZIONI  CESSAZIONI  IMPRESE ATTIVE
2008 354         438         5647
2009 320         425         5545
2010 373         366         5553

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