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lunedì, Ottobre 19, 2020
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Approvata dalla Regione la proroga di un anno per lo scarico acque in impianti dotati vasche Imhoff

Palazzo Doglioni-Dalmas sede Confindustria Belluno Dolomiti

La decisione, sollecitata da Confindustria Belluno Dolomiti, era particolarmente attesa in provincia di Belluno, dove sono più diffusi gli impianti di piccole dimensioni. L’entrata in vigore della norma, secondo la quale negli impianti di scarico delle acque dotati di vasche Imhoff dallo scorso 8 dicembre sarebbe stato possibile immettere solo quelle “assimilabili” a quelle domestiche, contenuta nel “Piano regionale di tutela delle acque” della Regione del Veneto, è stata definitivamente prorogata oggi dalla Giunta Regionale del Veneto che ha adottato una propria delibera che risolve un problema particolarmente importante e sentito nella povincia di Belluno. Infatti, il nostro territorio è interessato più di altri alla questione, perché la norma coinvolge gli impianti di piccole dimensioni, di solito ubicati in aree montane. Della questione il Consorzio Cipa, d’intesa con Confindustria Belluno Dolomiti e Confindustria Veneto, si era fatto interprete presso la Regione del Veneto chiedendo un intervento di proroga di almeno un anno dell’entrata in vigore della specifica norma. Della questione anche l’Autorità d’Ambito e il Gestore del servizio (GSP Spa) avevano preso a loro volta posizione invitando la stessa Regione a intervenire. Il consigliere Dario Bond ha riportato all’attenzione degli organi competenti la norma che ha ottenuto la proroga. Senza questo provvedimento, con l’entrata in vigore del “Piano regionale di tutela delle acque” le aziende regolarmente autorizzate a scaricare nella fognatura i reflui che derivano dalla produzione, ovviamente rispettando i limiti previsti dalle normative, non lo avrebbero potuto più fare se la fognatura è collegata a una vasca Imhoff. Di conseguenza, le imprese interessate sarebbero state obbligate a compiere interventi complessi e costosi avendo tre alternative: scaricare in corsi d’acqua o nel suolo, e quindi a rispettare limiti molto più impegnativi e attendere mesi per ottenere il necessario permesso; allacciarsi ad una rete fognaria che non finisca in una vasca Imhoff ma collegata ad un depuratore, oppure attrezzarsi realizzando con un depuratore interno, svincolandosi così dal rapporto con il Gestore della rete: il tutto, certamente, non di immediata esecuzione. “La nuova delibera viene incontro sia alle realtà economiche, evitando loro danni economici, compresa la sospensione dell’attività che al servizio pubblico che può attuare quanto prevede il ‘Piano di Tutela delle acque’ con più tranquillità, avendo ora a disposizione un ulteriore anno di tempo per permettere agli AATO di definire un piano di interventi sui depuratori che soddisfi i contenuti della Direttiva comunitaria che determina gli obiettivi di qualità dei corpi idrici da attuare entro il 2015; inoltre le aziende interessate possono predisporre un eventuale programma di interventi per il trattamento autonomo dei propri reflui e ciò permetterà all’Autorità preposta di poter rinnovare le autorizzazioni a tutto il 2014”, ha ricordato Giovanni Viel, direttore del Consorzio CIPA. Con questo intervento regionale, che è definitivo dopo aver ottenuto anche il necessario parere positivo della competente Commissione consiliare, è quindi possibile all’Autorità d’Ambito e al Gestore del servizio definire un piano di intervento necessario per dotare le aree interessate – in particolare quelle industriali – dei necessari impianti di depurazione, così come previsto e, quindi, mettere in moto una serie di investimenti infrastrutturali non più rinviabili e da attuare entro il 2014 che, si auspica, la Regione del Veneto possa adeguatamente sostenere, così come il sistema bancario chiamato a dare le necessarie aperture di credito per favorire questi attesi interventi particolarmente nelle aree montane..

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