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sabato, Gennaio 16, 2021
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“Boati” sul Fadalto: rimane il mistero, ma si esclude siano sintomi premonitori di sisma o effetti dovuti all’azione umana

I misteriosi boati con le relative micro vibrazioni percepite sul Fadalto e nella Val Lapisina non appartengono alla categoria dei segnali premonitori di eventi sismici. Sono piuttosto assimilabili a fenomeni analoghi già segnalati in passato nella zona, in altre parti del Veneto e in altre regioni d’Italia, scomparsi naturalmente e ai quali non è stato possibile attribuire una origine univoca. Permane dunque il mistero, che andrà sondato e monitorato anche nelle prossime settimane, senza dimenticare peraltro che l’area interessata è la più sismica del Veneto e che le pendici della Val Lapisina presentano, soprattutto dalla parte del Cansiglio, diffuse manifestazioni carsiche, numerosi sintomi di affaticamento e fessurazione e diverse situazioni di instabilità di masse rocciose, specie attorno all’area della grande frana del Fadalto che verso la fine dell’era glaciale ha fatto cambiare il corso del Piave. E’ quanto è stato detto oggi pomeriggio alla conferenza stampa in Provincia, presenti il prefetto di Belluno Maria Laura Simonetti, il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin, il sindaco di Farra d’Alpago Floriano De Pra, il comandante dei Vigili del Fuoco di Belluno Claudio Giacalone, il capo di Gabinetto della Prefettura Nicola De Stefano, e il responsabile provinciale della Protezione civile Dimitri D’Incà. L’incontro in Provincia è seguito al consulto tecnico plenario sul fenomeno, che si è svolto questa mattina, promosso dalla Regione nella sede della Protezione Civile di Marghera. Gli strumenti hanno registrato microsismi superficiali (intensità massima di 1,5 gradi scala Richter, rilevati solo dai 6 sismografi installati nella zona interessata), con epicentro a Sud-est del Lago Morto (Vittorio Veneto), non riconducibili a movimenti di faglie profonde. Tuttavia è stato altrettanto unanime l’invito a mantenere alta la guardia a livello di piani di intervento di protezione civile, mentre i Comuni interessati devono assicurarsi che siano rispettate le norme antisismiche. Le verifiche e le indagini in ogni caso continueranno, sia per cercare di capire l’origine, sia per avere materiale scientifico in caso di eventi analoghi. All’incontro di Marghera erano presenti tutte le istituzioni coinvolte: il Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale di Udine, che ha istallato nella zona un sistema di rilevazione mobile che affianca quello fisso preesistente; l’Unità Operativa di Supporto (UOS) della struttura di Padova dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del CNR; il Servizio valutazione del Rischio Sismico della Protezione Civile Nazionale; i responsabili delle direzioni regionali interessate (Direzione Geologia e Georisorse, Unità di progetto Protezione Civile, Direzione Difesa del Suolo) e delle Prefetture di Belluno e Treviso; tecnici e amministratori delle due province (Belluno con lo stesso presidente Giampaolo Bottacin e Treviso con l’assessore Mirco Lorenzon) e dei Comuni di Vittorio Veneto, con il sindaco Gianantonio Da Re, e di Farra d’Alpago con il sindaco Floriano De Pra. I geologi regionali e provinciali hanno riferito sugli esiti delle verifiche a terra e dall’alto effettuate sul posto, che confermano il degrado dei versanti ma non la presenza di spostamenti recenti di masse significative. Per contro il posizionamento della rete mobile da parte Centro Ricerche di Udine, che gestisce per conto della Regione la rete sismologica del Veneto, ha fatto registrare tra il 26 gennaio e l’1 febbraio 115 microscosse e vibrazioni nel raggio di due chilometri, sei delle quali sentite da almeno 5 stazioni. Rassicuranti anche il CNR, che ha in ogni caso suggerito di proseguire le ricerche, e il geologo Paolo Marsan della Protezione civile nazionale, secondo il quale la fenomenologia segnalata sembra avere cause superficiali e non sarebbe attribuibile a fenomeni tettonici di profondità. Proprio per questo lo stesso Marsan ha invitato ad una ulteriore ricerca sull’altopiano del Cansiglio, per capire se esiste un bacino sotterraneo alle spalle della zona dei boati che possa produrli. Al termine è stato deciso di effettuare un report di confronto ogni due o tre giorni e una riunione plenaria come quella odierna ogni due settimane, mentre i due Comuni territorialmente interessati identificheranno un sito da adibire a centro al quale inviare tutte le indicazioni.

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