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Sabato al Kursal di Auronzo va in scena Anna Politkovskaja donna non rieducabile di Stefano Massini con Ottavia Piccolo

Auronzo di Scena 2010-2011presenta sabato 29 gennaio 2011 alle ore 20:30 presso il Teatro Kursaal di Auronzo di Cadore per l’unica data provinciale dello spettacolo Anna Politkovskaja Donna non rieducabile di Stefano Massini, con Ottavia Piccolo, musiche per arpa eseguite dal vivo da Floraleda Sacchi, regia Silvano Piccardi. Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano. Infatti, una persona può perfino essere uccisa semplicemente per avermi dato una informazione. Non sono la sola ad essere in pericolo e ho esempi che lo possono provare. Il testo di Stefano Massini è stato scritto in memoria della giornalista russa, Anna Politkovskaja, assassinata nell’androne del suo portone il 7 ottobre 2006, mentre stava rincasando. Una morte annunciata, una morte violenta a cui la stessa Anna, sapeva di andare incontro ogni giorno della sua vita, solo per aver svolto bene il suo lavoro. La bravissima Ottavia Piccolo dà voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di una donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo. Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan). La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea. Anna si riteneva, ed era, una giornalista. Punto. Un ruolo sempre più scomodo nella società della comunicazione e del controllo mediatico delle coscienze: in questa civiltà, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica. Costruito come una serie di istantanee, il percorso seguito da Anna (scandito dall’intervento dell’arpa di Floraleda Sacchi, che diventa volta per volta l’eco della guerra, lo spappolarsi dell’inno sovietico, un rumore di ferraglia inquietante, un momento di pace…) viene ricreato dall’attrice, in simbiosi con quanto visto e vissuto dalla giornalista. Un semplice tavolino, le scarne azioni sceniche, il variare delle atmosfere sottolineate dai mutamenti spaziali suggeriti dalle luci, era dunque tutto ciò cui ci saremmo affidati, per evocare, dalla ristretta postazione di un palcoscenico, un intero mondo di eventi e di emozioni. Lo spettacolo è stato rappresentato al Parlamento Europeo (Sala Yehudi Menuhin – Bruxelles) mercoledì 6 ottobre 2010 in occasione dell’evento Libertà di espressione in Europa e nel Mondo.

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