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lunedì, Ottobre 19, 2020
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Un coordinamento Veneto – Friuli Venezia Giulia per prevenire le alluvioni

L’incontro con gli enti locali trevigiani e veneziani ha concluso, ieri a Treviso, la prima fase di consultazioni promossa dal Commissario per il superamento dell’emergenza alluvione in Veneto sulle progettualità finalizzate alla mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico. Quello presentato a Comuni e Province nei giorni scorsi non è ancora il programma vero e proprio, ma l’insieme delle iniziative proposte nel corso degli anni dalle diverse istituzioni preposte alla sicurezza del territorio, calibrate con ulteriori proposte emerse a seguito dell’evento dell’ottobre – novembre scorso. Gli enti locali sono ora chiamati a presentare osservazioni e suggerimenti, in modo da definire una programmazione coordinata e con l’indicazione delle priorità delle azioni, sulle quali concentrare gli investimenti, per i quali il presidente Luca Zaia ha già avuto assicurazioni di un intervento governativo tramite il CIPE. La riunione di ieri, presieduta dal Commissario vicario Mariano Carraro e introdotta dall’assessore provinciale di Treviso alla protezione civile Mirco Lorenzon, ha visto tra gli altri la presenza del prof. Luigi D’Alpaos, docente di Idrodinamica dell’Università degli Studi di Padova, componente del Comitato Tecnico Scientifico istituito dallo stesso Zaia. Nella Marca, i bacini fluviali interessati dall’alluvione sono stati quelli del Piave e del Livenza. In una zona della fascia pedemontana trevigiana le precipitazioni hanno sfiorato in tre giorni i 71 centimetri d’acqua (709 millimetri) per metro quadro di territorio e a Seren del Grappa i 586 millimetri; i dati ARPAV parlano per la Marca di una media di 370 millimetri. Nel territorio provinciale i dissesti geologici sono stati 71 e 26 sono i punti di criticità idraulico – forestale.
E’ stato ribadito nell’occasione come gli interventi di prevenzione debbano riguardare le intere realtà dei bacini idrografici: un discorso essenziale per parte del trevigiano e del veneziano che rientrano nei bacini di corsi d’acqua che superano i confini amministrativi regionali. Occorrerà in proposito trovare forme attive di coordinamento con la contermine Regione Friuli Venezia Giulia, ad esempio per la gestione dei serbatoi idrici come quello di Ravedis, che andrebbe utilizzato non solo a scopo idroelettrico ma anche finalizzato alla sicurezza idraulica del territorio. E siccome è necessario sapere chi e come utilizza i “rubinetti” dell’acqua a monte, D’Alpaos ha confermato l’esigenza di poter accedere con tempestività alle informazioni degli enti che gestiscono i bacini montani, in particolare dell’ENEL.
Per quanto riguarda il complesso di interventi di mitigazione, per il territorio trevigiano è stata indicata un’ipotesi di investimento di 362 milioni e per il Veneziano di 235 milioni.

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