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L’acqua rimanga pubblica. La politica ha il dovere di fare questa scelta, evitando di sprecare risorse con un referendum * intervento dell’assessore all’Ambiente della Regione Veneto, Maurizio Conte

“La strada referendaria pare stia prendendo quota e i comitati promotori gridano vittoria per il risultato ottenuto. – scrive in una nota Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente – Non è tutto oro però quel che luccica e intendo porre una riflessione sui quesiti sull’acqua a cui  la Corte Costituzionale ha dato il via  libera: quello che riguarda le modalità di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici di rilevanza economica e quello che vuole la cancellazione delle norme inserite dal governo Prodi sulla quantificazione tariffaria del servizio idrico integrato basata sull’adeguata remunerazione del capitale investito. La filosofia con cui si erano impostati i decreti legge sulla gestione idrica ha un obiettivo molto chiaro: mettere in competizione una pluralità di candidati gestori. Nel Veneto, la risorsa acqua è percepita come un elemento prezioso, proprio per questo, da almeno 10 anni si sta cercando di affrontare la questione del rapporto tra disponibilità idrica e fabbisogno. Fin dal 1989 (legge 183) si sono sviluppate direttive e norme, comunitarie, statali e regionali, che hanno dato luogo ad azioni concrete da parte delle Regione, tese a tutelare la risorsa idrica disponibile e razionalizzarne gli usi. Infine, con l’adozione e approvazione del Piano di tutela delle acque (PTA) la Regione del Veneto ha fissato un chiaro ed efficace quadro normativo che consente di pianificare l’ottimale gestione delle acque. C’è poi da affrontare l’attualissima questione della Riforma degli Ato (ambiti territoriali ottimali) che può diventare un’opportunità per il riordino delle competenze e delle responsabilità nella gestione del ciclo idrico integrato. Dagli attuali 9 Ato possiamo in prospettiva pensare di arrivare a un ambito regionale unico, con un sistema di calcolo della tariffa che, pur tenendo conto delle peculiarità territoriali, sia uniforme per tutto il territorio del Veneto. Abbiamo la necessità di garantire che l’acqua sia un bene tutelato nella quantità e nella qualità oggi e per le future generazioni, per questo sono convinto che debba rimanere sotto controllo pubblico. Il popolo veneto ha mostrato una fortissima sensibilità per la gestione dell’acqua. La Regione vuole avere un reale potere decisionale, ma la competenza regionale di regolamentazione del sistema idrico viene continuamente messa in discussione dello Stato. Auspichiamo quindi che la discussione sul ricorso-proroga presentato dal Veneto sgombri il campo da ogni dubbio e restituisca alla Regione un’effettiva podestà di decisione e regolazione. Di fronte poi al rischio che società straniere possano farla da padrone nelle nostre gare per la gestione abbiamo la necessità di rendere competitivi i gestori del sistema idrico. Lo faremo, trovando un equilibrio dove i privati entreranno quando necessario per reperire risorse che non possono essere trovate nella finanzia pubblica, ma con la consapevolezza che il controllo deve in ogni caso rimanere sempre pubblico. Non servono pertanto referendum, gli amministratori della nostra Regione e del Governo centrale hanno già ricevuto il mandato dai propri elettori per poter decidere anche in merito alla questione acqua, dove, ribadisco  il controllo dovrà rimanere pubblico; la politica ha il dovere di fare questa scelta che in questo caso dovrà essere anche di risparmio. La delega per questa decisione – conclude l’assessore Conte –  ci è già stata assegnata, le risorse destinate al referendum day dovrebbero invece essere dirottate per tutte quelle famiglie che in questo momento di ristrettezze economiche si trovano in una condizione di difficoltà”.

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