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sabato, Febbraio 27, 2021
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Bellunesi sempre più tagliati fuori, in barba all’autonomia e alla specificità professate nelle campagne elettorali

L’allarme lanciato dai sindacati confederali e dalle associazioni di volontariato della Provincia di Belluno sulla trascuratezza nella quale rischiano di restare le fasce più deboli è «condivisibile», secondo l’Udc bellunese. «I tagli lineari messi in atto dal ministro Tremonti – dice Maurizio Isma, coordinatore provinciale dell’Udc – rischiano di avere una ricaduta spaventosa in una realtà come quella bellunese, accentuando le difficoltà che già ci sono nel vivere in montagna». Famiglie, anziani e disabili hanno bisogno di un’attenzione particolare quando le risorse scarseggiano, tanto più in un territorio complesso da gestire e dove le distanze segnano il passo anche in fatto di servizi. Il volontariato, per quanto forte e sviluppato in provincia, non può accollarsi tutti gli oneri delle pubbliche amministrazioni. «I poveri a Belluno, – continua Isma, facendo riferimento ai dati dell’indagine Caritas – Zancan -, sono aumentati tra 2009 e 2010 del 25% e non ci sono solo stranieri, perché cresce del 40% la presenza di italiani che chiedono aiuto». In una provincia dove già lo spopolamento e i suicidi hanno tassi ragguardevoli togliere i servizi e il supporto significa lasciare un territorio in balia degli eventi. «I bellunesi sono tagliati fuori ancora una volta, presi in giro da chi siede nelle poltrone degli enti locali, professando maggiore autonomia, mentre a Roma sblocca 750 milioni di euro per il già ricco per l’Alto Adige» dice Isma. La scure del governatore Zaia ha puntato diritta sui servizi a sostegno degli anziani, indispensabili, invece, in una provincia “vecchia” come Belluno e dei meno abbienti, dimostrando un distacco incredibile tra la realtà sociale e la politica. «Così – prosegue – si è arrivati ad una sproporzione inimmaginabile con i nostri vicini autonomi: in Veneto scendono da 115 a 58 i milioni di euro del bilancio regionale di previsione a disposizione del welfare, mentre quello del Trentino Alto Adige ne prevede 105 di milioni di euro. Significa che le singole province di Trento o Bolzano possono avere fondi quanto tutte e 7 quelle venete insieme». A Belluno, ora, sostiene Isma, «sono stati azzerati i fondi sociali per le Ulss 1 e 2 e dimezzati i fondi per gli anziani non autosufficienti». L’auspicio è quello che «invece di parlare questioni referendarie e autonomia si cerchi di risolvere i problemi concreti della gente, iniziando per esempio dai fondi sociali per gli affitti che la Regione ha tolto». Le promesse per Isma che conclude con una battuta sul referendum in votazione oggi in consiglio provinciale non sono mantenute: «Coloro i quali professano autonomia e specificità nel Bellunese per accalappiarsi i voti e rimbalzare la palla nella Capitale, senza nemmeno riuscire a portare avanti la questione in Regione, non fanno l’interesse della gente che li ha eletti. Ma – si chiede – se non prendono in considerazione i bellunesi ora che siedono ai posti di comando a Roma, Venezia e Belluno, quando mai potranno realmente far qualcosa per la nostra gente?».

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