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martedì, Settembre 22, 2020
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Per Lamon è tecnicamente ininfluente il referendum provinciale. Malacarne: “il 93% dei lamonesi ha scelto il Trentino”

«Per il Referedum lamonese, l’eventuale Referendum provinciale è tecnicamente ininfluente, al massimo è politicamente rafforzativo della volontà dei Lamonesi di passare in Trentino. –  Lo afferma in una nota il sindaco di Lamon Vania Malacarne – I due referendum restano disgiunti e quindi non conflittuali: entrambi sono fondati sull’art. 132 Cost. che prevede la possibilità per un Comune o una Provincia di staccarsi da una Regione (Veneto) e aggregarsi ad un’altra (Trentino Alto Adige). Stiamo parlando di Costituzione Italiana. – prosegue il sindaco – Non è quindi un gioco, anzi, noi continuiamo ad essere serissimi (e ci chiediamo se siamo i soli): per Lamon valgono gli unici dati certi e ufficiali del Referendum costituzionale dell’ottobre 2005 con cui il 93% dei Lamonesi ha scelto il Trentino e con un’ulteriore conferma nel 2007 quando il 70% ha scelto i promotori del referendum come amministratori comunali. Non scherziamo: i Lamonesi vogliono andare in Trentino. Leggiamo l’ultima triste posizione della minoranza lamonese che appoggia il passaggio della Provincia di Belluno al Trentino Alto Adige, in evidente contrasto con la loro precedente opinione contenuta in un documento presentato in Consiglio comunale che riportiamo: “In questi giorni abbiamo purtroppo assistito, tramite stampa, all’ennesima puntata della fiction “folk politica” in merito alla questione “passaggio al Trentino”, con la proposta di un referendum provinciale sponsorizzato, questa volta, cosa alquanto grave, dal consigliere regionale Guido Trento. Contrariamente a quanto si sta affermando a tale proposito dai promotori referendari, noi riteniamo che tale azione possa portare principalmente solo negatività alla nostra Provincia montana, che di tutto ha bisogno fuorché di essere ulteriormente frazionata nelle idee e disunita nella sua identità culturale e di appartenenza”. A noi risulta tutto molto chiaro – conclude Malacarne – però pensiamo che non si possa giocare con la volontà popolare per propria convenienza».

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