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Cena degli ossi: la coalizione tiene. Sigillato il patto scellerato Bossi-Berlusconi

Umberto Bossi e lo stato maggiore della Lega riuniti ieri sera (martedì 4 dicembre) all’Albergo Ferrovia di Calalzo di Cadore hanno detto sì alla prosecuzione della legislatura in cambio del federalismo fiscale assicurato da Berlusconi. Bossi si era portato anche il figlio Renzo “trota”, quello bocciato tre volte all’esame di maturità, eletto consigliere regionale, ed ora viaggia alla velocità di 9mila euro netti al mese! (Aveva ragione Leo Longanesi, nel Tricolore andrebbe scritto il motto “tengo famiglia”). Una ventina gli invitati alla cena degli ossi, con risotto ai funghi, salumi, maiale, cotechino e fagioli di Lamon, preparati dal titolare dell’albergo Gino Mondin. Oltre al ministro Giulio Tremonti, c’era ministro Castelli, e il m inistro Calderoli, l’ex ministro Brancher, il presidente della Regione Zaia, e Gobbo. La promessa di Berlusconi di avere in tasca 10 voti di deputati entro gennaio, dunque, è stata sufficiente, quale garanzia, per scongiurare la richiesta del voto anticipato. “Berlusconi non dice mai balle” ha detto Umberto Bossi. Prosegue così questa sorta di patto scellerato tra Lega e Pdl, dove Bossi punta ad ottenere all’annunciato federalismo fiscale che gli garantirà il consenso elettorale al nord, e Berlusconi rimane in sella sottraendosi ai processi in forza della carica rivestita. Il Paese diviso in due con il Nord sotto il controllo della Lega e un Sud lasciato al Pdl. Una situazione che, per il momento, conviene a tutti i protagonisti del Palazzo. Che si trasformerà inevitabilmente in una insopportabile cambiale in capo al “popolo sovrano”, che sovrano non è più. Perché la sovranità, con l’eliminazione delle preferenze operata dalla legge “Porcellum”, è passata di mano alle segreterie di partito. Il futuro dell’Italia si decide oggi alle cene di lavoro tra leader. Una deriva generale, con la Regione Sicilia fuori controllo: nello scorso dicembre la provincia di Siracusa ha assunto a tempo indeterminato 331 precari alla faccia del resto d’Italia. Da notare che in Sicilia vi sono già 19.739 dipendenti pubblici, contro i 3.129 della Lombardia. Ma nessuno dice nulla. La solidarietà potrebbe spezzarsi e Bossi lo sa benissimo e così raccoglie più voti.

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