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Per installare un semplice router servirà un tecnico autorizzato.Multe da 15.000 a 150.000 euro. Capraro: “si penalizzano le imprese del terziario avanzato e si pregiudica l’accesso al web di imprese e cittadini.”

Da qualche giorno il web è pieno di reazioni e di commenti al decreto legislativo che il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 22 ottobre e che impone di affidare ad imprese abilitate i lavori di installazione, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature che allacciano i pc alla rete pubblica. “Doveva essere un semplice decreto di recepimento della direttiva 2008/63 dell’ UE – dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – e, invece, sta sollevando molte preoccupazioni, perché finisce con l’imporre ad aziende e privati che vogliono collegarsi ad internet di farsi assistere da un tecnico abilitato. Non solo, ma alle aziende di informatica e di telecomunicazione che oggi si occupano di vendere e installare router impone di iscriversi in un apposito albo, sostenendo spese e oneri ingiustificati.”
La direttiva europea, in effetti, lascia liberi gli Stati membri di esigere dagli operatori economici un’idonea qualificazione tecnica per l’allacciamento, l’installazione e la manutenzione di apparecchiature terminali, qualificazione accertata in base a criteri oggettivi non discriminatori e resi pubblici. Ma resta un mistero come il governo abbia potuto ricavare da questa disposizione un divieto, pesantemente sanzionato, di installare da soli, dentro l’azienda o in casa propria, un banale router per connettersi ad internet.
“E’ l’approccio tipico della burocrazia italiana – dice Capraro – che, come in tantissimi altri casi, dimostra di avere dimestichezza solo con albi, ruoli, sanzioni e tariffe, dimenticando che le direttive europee hanno come obiettivo primario solo l’eliminazione dei monopoli e la promozione della libera concorrenza e del diritto di scelta degli utenti.  E la direttiva n.63 non fa eccezione, tanto che la parola che ricorre più spesso è “diritto”: di commercializzare, di allacciare e di installare le apparecchiature terminali.”
Ci sono ancora dodici mesi di tempo per il Ministro per emanare le norme attuative del decreto ed è chiaro che molto finiranno col pesare le prese di posizione e la reazione della società civile. “Per quanto ci riguarda – conclude il Direttore dell’UAPI – noi siamo nettamente contrari all’istituzione di un albo professionale, che non solo è del tutto spropositato rispetto al tipo di prestazioni richieste per l’installazione di un router, ma che farebbe anche aumentare i costi per le imprese e per i privati che vogliono entrare in rete. Dirò di più: per noi andrebbe accolta la proposta avanzata all’Internet Governance Forum di Roma di elevare a diritto costituzionale l’accesso alla Rete Internet: e per garantire un diritto lo Stato non deve aggiungere ma deve rimuovere gli ostacoli economici e sociali.”

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