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martedì, Febbraio 7, 2023
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La Bcc di Belluno e Feltre, una banca che s’ha da fare. Massimo Malvestio e Amedeo Piva, tra i massimi esperti del mondo del credito cooperativo, hanno sostenuto apertamente la creazione della Bcc della Valbelluna

Massimo Malvestio
Massimo Malvestio

“La Bcc di Belluno e Feltre, una banca che s’ha da fare”, parola di Massimo Malvestio – avvocato e revisore contabile, considerato uno dei massimi conoscitori del mondo del credito cooperativo italiano – e di Amedeo Piva, presidente della Federazione Veneta delle Banche di credito cooperativo, il consorzio che riunisce le bcc della regione. I due esperti hanno espresso il loro sostegno al lavoro del comitato promotore della nuova banca della Valbelluna durante i convegni che si sono svolti lo scorso venerdì a Belluno – al centro diocesano, davanti a una platea di sottoscrittori e di amministratori: erano presenti, tra gli altri, il sindaco Antonio Prade, l’assessore comunale Luciano Reolon e il consigliere provinciale Maria Cristina Targon che hanno pubblicamente sottoscritto le loro quote della nuova banca – e a Feltre, in sala degli affreschi, davanti a un folto pubblico formato da cittadini, politici e imprenditori, tra i quali il sindaco Gianvittore Vaccari e il direttore generale di Latte Busche Antonio Bortoli. “In Veneto – ha evidenziato Malvestio – operano 41 banche di credito cooperativo, per un totale di 540 sportelli che danno lavoro a più di 4.000 dipendenti. In provincia di Belluno ne esiste soltanto una, quella di Cortina. E questa è un’evidente anomalia”. Secondo l’avvocato trevigiano le banche di credito cooperativo rappresentano una grande risorsa per il territorio e sono l’espressione della sua vitalità economica: “Le aree del Veneto che dagli anni ’60 in poi hanno visto svilupparsi un’imprenditorialità diffusa e dinamica hanno visto crescere di pari passo l’influenza e l’importanza delle varie bcc”. Malvestio ha quindi citato alcuni esempi di bcc virtuose, come la banca di credito cooperativo dell’Alta Padovana, i cui soci nel 1976 erano poco meno di 600 e oggi sfiorano i 6.000, con un patrimonio di 200 milioni di euro, una raccolta diretta di quasi un miliardo e 300 milioni e 260 dipendenti. “Per la Valbelluna – ha concluso – la creazione di una “banca del territorio” sarebbe una grande opportunità. E’ però necessario che il progetto sia fortemente voluto e condiviso a livello diffuso dalla popolazione: non basta raggiungere il capitale minimo richiesto dalla legge per costituire una banca solida che contribuisca a rendere floride le comunità in cui opera”. “Spero che la prossima occasione di tornare nel Bellunese mi sia data proprio dall’inaugurazione della primo sportello della Bcc di Belluno e Feltre. Certo, il periodo che stiamo attraversando non è tra i più favorevoli per la nascita di nuovi istituti di credito, però vanno riconosciuti il lavoro e i risultati già raggiunti dal comitato promotore della bcc della Valbelluna”, ha affermato Amedeo Piva durante il suo intervento teso ad evidenziare le principali peculiarità del credito cooperativo, ovvero lo stretto legame con il territorio e la lontananza dalle orbite di quella finanza speculativa causa principale della crisi che ha investito l’economia mondiale.“La relazione che lega la bcc al proprio cliente socio – ha detto Piva – è l’elemento distintivo del proprio fare banca, imperniato sulla qualità del rapporto personale. E lo stretto legame con le comunità non può prescindere da quei principi di lealtà e di etica richiamati anche da papa Benedetto XVI nella recente enciclica “Caritas in Veritate”, nella quale si esprime ampio sostegno proprio al microcredito e alla microfinanza”.

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