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martedì, Gennaio 19, 2021
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Marchio extra Ue: la responsabile dell’esclusione degli occhiali è dell’ambiente industriale. La precisazione dell’Unione Artigiani e dell’Appia

La dichiarazione della parlamentare europea Cristiana Muscardini, relatrice della proposta di regolamento sul “made in” europeo – secondo la quale l’esclusione degli occhiali dall’elenco dei prodotti tutelati sarebbe imputabile alle categorie produttive – non poteva non provocare una reazione da parte di quelle organizzazioni che si sono sempre battute per la salvaguardia delle produzioni.

Maurizio Ranon direttore Appia
Maurizio Ranon direttore Appia

“Da cinque anni – dice Maurizio Ranon, direttore di Appia – sia CNA, sia Confartigianato sono fortemente impegnate per l’approvazione di un nuovo regolamento europeo sull’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. Entrambe le confederazioni si sono addirittura battute perché accanto ai manufatti fossero inseriti anche i semilavorati e i prodotti intermedi, che sono stati da sempre il cavallo di Troia che ha permesso alle grandi imprese di vendere per italiano ed europeo un prodotto che, in realtà, non lo era. E’ chiaro, dunque, che le pressioni sulla Commissione Parlamentare europea sono arrivate da qualche altra organizzazione e, visti i precedenti, non avrei dubbi che si tratti di organismi che fanno riferimento all’industria.” E, in effetti, già nel 2005, allorché si stava esaminando lo stesso tipo di regolamento, a creare problemi all’occhialeria era stata la Federazione Europea dell’Industria Ottica-EUROM, che si era mossa addirittura contro l’orientamento positivo di Anfao, l’associazione confindustriale dei produttori di occhiali che all’interno di EUROM rappresenta l’Italia.

Walter Capraro direttore Uapi
Walter Capraro direttore Uapi

“Questa volta, l’inserimento degli occhiali nella proposta sottoposta alla Commissione – chiarisce Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria – era stata possibile grazie all’emendamento fatto proprio da Francesco Speroni e Matteo Salvini. L’emendamento aveva permesso di includere tra i prodotti protetti sia le montature, sia le lenti, sia le lenti oftalmiche a contatto, abbracciando un po’ tutte le attività legate all’occhialeria.” Cosa sia successo nei giorni immediatamente precedenti l’esame da parte della Commissione non è dato sapersi. Ma le organizzazioni delle piccole imprese, andando per esclusione, sono sicure che le pressioni per togliere l’occhialeria dall’elenco siano arrivate dall’ambiente industriale, forse da Anfao o, più probabilmente, da EUROM. “Che ci fosse il pericolo di un boicottaggio lo avevamo capito già ad agosto – dicono Capraro e Ranon – tant’è che i presidenti di categoria bellunesi avevano scritto anche a Lorraine Berton, presidente di Sipao. Nella lettera manifestavano stupore e amarezza per la nomina di Vittorio Tabacchi alla presidenza di EUROM, nomina che era intervenuta a poche settimane di distanza dalla sentenza di condanna del legale rappresentante di Safilo Group Spa pronunciata dal tribunale di Palmanova per i reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Il dubbio legittimo era che una tale presidenza non desse sufficienti garanzie di serenità ed obiettività nell’affrontare la delicata questione del “made in”. In poche parole, i piccoli imprenditori bellunesi si ponevano una domanda del tutto legittima: che garanzie poteva mai dare alle imprese che reclamano da anni trasparenza e tracciabilità una presidenza di EUROM affidata ad un imprenditore italiano che ha consapevolmente posto in essere azioni penalmente rilevanti che, anche ai sensi della normativa europea sull’origine dei prodotti, contravvengono alla legge sulla tutela dei prodotti effettivamente realizzati in Italia?
Una domanda che merita risposta.

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