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domenica, Gennaio 17, 2021
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L’inviato Usa Richard Holbrook: in Afghanistan fino al 2014! Intanto il comando passa alla Julia

La brigata alpina Julia ha assunto oggi la guida per i prossimi sei mesi del Regional Command West, il comando NATO responsabile per la regione occidentale dell’Afghanistan forte di oltre 7000 militari di undici nazioni, tra cui 3.600 italiani, metà dei quali fanno parte del corpo degli Alpini. Circa 350 gli alpini che danno il contributo alla missione da parte del 7° Reggimento. Il generale Claudio Berto ha ricordato il sacrificio dei dieci militari italiani caduti in Afghanistan negli scorsi sei mesi, rimarcando «l’intensità delle attività operative e il valore aggiunto dell’approccio italiano che coniuga con successo sicurezza e sviluppo, al servizio del popolo afgano nel processo di normalizzazione del Paese, senza trascurare le comunità e le aree meno avvantaggiate». Il Generale di Brigata Marcello Bellacicco ha ricevuto oggi la bandiera della NATO dalle mani del Generale di Brigata Claudio Berto, comandante della Taurinense, alla presenza del Sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e del comandante dell’ISAF Joint Command, il generale statunitense David Rodriguez. Nel periodo tra aprile e ottobre di quest’anno il contingente internazionale guidato dal generale Claudio Berto ha operato su un’area grande quanto l’Italia del nord, popolata da circa 3 milioni di persone, con molti risultati di rilievo all’attivo: zone un tempo terreno d’azione degli insorti oggi pacificate e ripopolate, centinaia di progetti di sviluppo realizzati, migliaia di poliziotti e soldati afgani addestrati, centinaia di ordigni disinnescati dal genio. Le operazioni sono state condotte in collaborazione con le forze di sicurezza locali secondo un approccio italiano che ha visto mettere la popolazione afgana al centro degli sforzi, coinvolgere le comunità e i leader locali nell’affrontare i problemi legati alla sicurezza e allo sviluppo, realizzare i progetti di ricostruzione tramite risorse locali, usare flessibilità senza rinunciare ad essere determinati, adoperare le armi solo se attaccati e quando necessario. A nord, a Bala Murghab il 2° reggimento Alpini, insieme a forze statunitensi e afgane, è stato protagonista della costruzione di una ‘bolla di sicurezza’ di 20 km di estensione che ha difeso da attacchi esterni mediante un sistema di capisaldi e trincee, consentendo il ritorno alla normalità per 8000 persone fuggite a causa degli insorti. Parallelamente, all’interno della ‘bolla’ è stato lanciato un programma internazionale di aiuti a sostegno della popolazione, che ha risposto con favore al nuovo corso, facendo tra l’altro registrare alle elezioni politiche dello scorso 18 settembre uno dei tassi di affluenza più elevati della provincia. Al centro e a sud dell’area di responsabilità, le unità del Regional Command West hanno operato a fianco delle forze di sicurezza afgane per estendere il raggio d’azione del governo, in particolare nei distretti remoti delle provincie di Herat e Farah. Il 3°, il 7° e il 9° reggimento Alpini hanno prodotto insieme alla polizia e all’esercito afghano uno sforzo puntuale e costante per contrastare la presenza degli insorti e proteggere la popolazione. Gli specialisti del genio hanno neutralizzato e distrutto centinaia di ordigni, spesso segnalati dalla popolazione afgana alle forze di polizia locali. Nei sei mesi del mandato della Taurinense alla guida di RC-W, i quattro PRT presenti nelle province occidentali di Badghis, Farah, Ghowr ed Herat hanno condotto 384 progetti a breve e medio termine che sono stati integrati nei piani di sviluppo delle autorità governative locali. Di speciale importanza è stato l’impegno nel sostenere i programmi governativi di reintegrazione di ex-combattenti nelle comunità di provenienza, che stanno coinvolgendo decine di insorti orientati a deporre le armi.
Oltre 130 i progetti sul fronte umanitario dal Team italiano
Il Provincial Recostruction Team italiano di Herat ha condotto oltre 130 progetti per un totale di 18 milioni di euro nei settori dell’istruzione, della sanità, delle comunicazioni e dello sviluppo socio-economico della provincia, triplicando il budget del Ministero della Difesa mediante l’accesso a fondi esteri. Sul fronte dell’addestramento e della preparazione delle forze di sicurezza afgane, i Carabinieri hanno lavorato intensamente ed efficacemente brevettando oltre 4000 reclute dell’Afghan Civil Order Police, la polizia afgana con caratteristiche spiccatamente militari addestrata presso i centri di Adraskan ed Herat gestiti dai militari dell’Arma. In vista di una sempre maggiore autonomia nel training è stato inoltre lanciato un programma di formazione degli istruttori afgani. La Task Force Grifo della Guardia di Finanza ha contribuito alla formazione specifica dei quadri della polizia di frontiera e delle dogane, impegno di una certa importanza visto che la regione ovest presenta confini di migliaia di kilometri con l’Iran e il Turkmenistan. L’ottima riuscita della partnership con il 207mo Corpo d’Armata dell’esercito afgano è stata facilitata dall’opera dell’Operational Mentoring and Liaison Team, l’unità multinazionale a guida italiana che quotidianamente ha accompagnato in operazione e in addestramento tutti i battaglioni afgani schierati nell’ovest del Paese. Un’attività analoga è stata sistematicamente svolta dai Carabinieri del Police Mentoring and Liaison Team nei confronti del comando del 606mo Corpo della polizia di stanza a Herat. Tutte le operazioni si sono avvalse dell’apporto di velivoli ad ala fissa e rotante inquadrati in task force statunitensi, spagnole e italiane. Di notevole importanza è stato il contributo della Joint Air Task Force (JATF) dell’Aeronautica Militare e della Task Force Fenice dell’Aviazione dell’Esercito, che, mettendo in campo una grande gamma di capacità, hanno prodotto centinaia di missioni di ricognizione, scorta, trasporto, aviolancio e osservazione. Gli AMX e i Predator dell’Aeronautica hanno giocato un ruolo di peso nella protezione dei convogli e nel contrasto alla minaccia degli ordigni improvvisati, mentre i Mangusta dell’Esercito hanno svolto un compito essenziale nell’appoggio alle truppe a terra, che sono state rifornite con regolarità grazie ai C130J della JATF e ai CH47 di Fenice, che con gli AB205 e 412 ha inoltre assicurato missioni di collegamento e scorta. Federica Fant

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