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Via ai lavori della bretella tra il casello di Vittorio Veneto sud e l’Alemagna

“Non è possibile battagliare per cinque anni per fare una strada indispensabile come questa. Un’opera pubblica è un fatto di civiltà. Ma in Italia abbiamo ancora l’ufficio complicazioni affari semplici, del quale però siamo stanchi: abbiamo le risorse perché le tasse le paghiamo e abbiamo voglia di realizzare ciò che serve alle nostre comunità, cittadini e amministratori, che siano della Lega, di centro o di sinistra. Siamo disposti a discutere ma poi le opere pubbliche devono essere fatte”. Lo ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia, intervenendo questa mattina a Vittorio Veneto all’avvio dei lavori per la realizzazione della nuova bretella che collegherà il casello di Vittorio Veneto Sud dell’Autostrada A 27 e la Strada Statale n. 51 di Alemagna, eliminando dai quartieri della zona l’attuale pericoloso traffico dei mezzi, molti dei quali pesanti, in ingresso e in uscita dal casello stesso. Alla cerimonia sono intervenuti anche il sindaco di Vittorio Veneto Gianantonio Da Re e il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, che ha simbolicamente dato il primo colpo di benna.“In provincia di Treviso – ha ricordato Zaia – in circa un decennio il numero delle vittime della strada è sceso dalle 187 unità l’anno (il 46 per cento delle quali al di sotto dei 30 anni) alle 60 – 70. Non siamo dunque rimasti a guardare rispetto alla contabilità delle tragedie ma ci siamo impegnati per risolvere un grande problema come quello della sicurezza stradale. Per l’opera che avviamo oggi ci sono invece voluti 5 anni dalla firma dell’accordo per arrivare all’inizio dei lavori: abbiamo le tasche piene di pagare tasse e non vederle tornare sul territorio. L’esatta concretezza di cosa significhi federalismo è questa: vogliamo che le cose funzionino”. “Ringrazio anche io, come il sindaco, gli espropriati – ha concluso Luca Zaia –che volenti o nolenti hanno dovuto mettere a disposizione un pezzo di terra per dare un contributo alla comunità. Farsi espropriare non è un affare, e spesso non c’è solo una questione di valore monetario, perché in un terreno e in una casa possono esserci le storie di una famiglia. Loro hanno dato un contributo ancora maggiore e più concreto alla comunità dove vivono, grazie di cuore”.

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