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“Cibo per il corpo e cibo per l’anima”, il convegno inaugurale al Corso di Laurea in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione all’Università di Padova

Inizia il nuovo Anno Accademico per l’Università di Padova. Per l’occasione, martedì 5 ottobre scorso il Corso di Laurea in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione ha organizzato un convegno inaugurale presso il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, per dare la giusta accoglienza agli studenti e alle nuove matricole. Quello del seminario d’apertura è ormai un appuntamento fisso dal 2005, anno in cui questo Corso di Laurea Interfacoltà (Agraria, Economia e Lettere) è stato attivato nella sede distaccata di Castelfranco Veneto. Il convegno di quest’anno, coordinato da Paolo Scarpi (Università di Padova), ha avuto per titolo: “Cibo per il corpo e cibo per l’anima. Riflessioni a partire dalla rappresentazione delle nozze di Cana”. Il primo miracolo di Gesù – la trasformazione dell’acqua in vino – è stato quindi lo spunto offerto agli invitati per approfondire il tema del cibo (e del vino) quale nutrimento per il corpo e per l’anima, creando un dialogo tra l’accezione corporea e quella teologica dell’argomento. “Chissà se i nostri relatori riusciranno addirittura a decifrare il colore del vino miracoloso” è stata la battuta con cui ha dato inizio al convegno Francesco Favotto, Presidente del Corso di Laurea. “Un Corso che si presta ad accogliere non solo matricole, ma anche professionisti che intendono approfondire le proprie conoscenze professionali” ha voluto specificare il prof. Favotto prima di passare la parola al Prorettore dell’Università degli Studi di Padova: “La nostra Università – ha commentato Guido Scutari – ha una lunga storia di studi sui cibi e sulla nutrizione, che si concretizzano in un’offerta didattica complessa, perlopiù di tipo avanzato. Questo Corso di Laurea ha il grande merito di riuscire ad offrire una sintesi tra aspetti tecnici e aspetti culturali dei temi della gastronomia e della ristorazione”.
Dopo le presentazioni d’apertura ci si è inoltrati nel cuore del tema, con un inizio a sorpresa: il primo documento riferito alle Nozze di Cana è stato infatti un video risalente al 1969, tratto da un concerto al Penitenziario di San Quentin, con un Jonny Cash impegnato a cantare la canzone “He Turned Water into Wine” sulle note della sua chitarra country. Una vera “chicca” che il prof. Favotto, di ritorno dal suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, ha voluto recuperare e proporre al pubblico presente in Teatro.
Dopo la musica è stata la volta de “L’acqua, il vino, l’inchiostro. Scrittura e rappresentazione del miracolo di Cana”. Il prof. Ivano Paccagnella (Università di Padova) ha esaminato gli aspetti letterari dei testi riferiti alle Nozze di Cana, a partire dal Vangelo secondo Giovanni. “Questo è un testo particolarmente interessante sotto il punto di vista letterario – ha esordito il prof. Paccagnella – ma oltre alla qualità della scrittura, colpiscono alcuni aspetti insoliti della figura di Gesù, come l’accento posto alla gioia di vivere la vita terrena nei suoi aspetti materiali”. Come il vino, per l’appunto, elemento che ha spinto a riflettere sui possibili collegamenti letterari tra il Vangelo di Giovanni ed il mito di Dioniso. L’analisi di Paccagnella ha affrontato numerosi testi, tra cui “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, per poi spostarsi al Teatro e al Cinema attraverso la visione di due interessanti filmati. In particolare, il pubblico è stato piacevolmente colpito dal monologo intitolato ”Mistero Buffo”, scritto da Dario Fo tra il ‘68 e il ’69. Un’interpretazione inizialmente affossata dalla critica ma rivalutata negli anni successivi, dove il futuro Nobel si esprime in quell’ita-dialetto ricco di onomatopee che vive solo nella sua recitazione.
Barbara Savy, giovane studiosa del Dipartimento di Storia delle Arti Visive e della Musica dell’Università di Padova, ha spostato l’attenzione sull’arte, ponendo l’accento sui simboli iconografici di opere come “Le Nozze di Cana” di Giotto (1305, Cappella degli Scrovegni) e l’omonimo dipinto di Giusto de’ Menabuoi (1376-78, Battistero di Padova). I temi eucaristici e i misteri della trasformazione dell’acqua in vino sono stati individuati dalla studiosa in un percorso completo e puntuale, attraverso l’interpretazione di ogni dettaglio riferito al miracolo ma anche alle abitudini alimentari dei soggetti rappresentati.
Massimo Montanari (Università di Bologna) e Timothy Verdon (Arcidiocesi di Firenze), infine, hanno guidato i presenti verso il confronto più atteso della mattinata: un singolare parallelismo tra gli aspetti materiali e quelli spirituali del tema del giorno. “Diamo la precedenza ai temi della ‘carne’, lasceremo per ultimi quelli legati allo spirito”, ha commentato scherzosamente Paolo Scarpi nell’introdurre i due relatori.
Il principale oggetto delle riflessioni di Montanari è stato il vino, che ha trattato con particolare riferimento all’arte medievale. “Perché una società come quella medievale è così attenta ai miracoli alimentari, come dimostrano i testi agiografici (che hanno per oggetto i Santi, ndr) e  le opere del tempo? La risposta è semplice: perché ne aveva bisogno” ha spiegato lo studioso, che al termine del suo intervento ha passato la parola a Timothy Verdon. “Il brano del Vangelo di Giovanni da cui siamo partiti – ha commentato Mons. Verdon tirando le fila dei vari interventi e rivolgendosi agli studenti presenti in Teatro – è l’unico in cui la vostra figura professionale viene descritta. Una figura capace di organizzare un banchetto, di servire, di conoscere la qualità dei cibi e i giusti abbinamenti, dotata di una certa cultura gastronomica. Sono proprio questi esperti che esprimono per primi lo stupore nei confronti del miracolo di Gesù”.
E saranno proprio loro, gli studenti del Corso in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione, i futuri testimoni di ciò che il mondo della gastronomia regalerà nei prossimi anni, ma anche attori che dovranno saper dosare nella giusta misura ingredienti come la cultura, la passione, la creatività e la professionalità, per mantenere alta l’offerta di questo settore.
Il convegno è terminato con i saluti dell’Assessore alla cultura di Castelfranco Veneto, Giancarlo Saran, da sempre molto vicino ai temi del cibo nonché giornalista enogastronomico di fama nazionale (co-autore del libro “Il Gastronauta del Veneto” assieme al giornalista Marco Paolini).

“ Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione” è un Corso di Laurea interfacoltà (Agraria; Economia; Lettere e Filosofia) con sede a Castelfranco Veneto (TV). Il corso è caratterizzato da un approccio interdisciplinare alla storia, alla cultura, all’economia, alle scienze e alle tecnologie dei settori della gastronomia e della ristorazione.
 Per maggiori informazioni: http://www.agraria.unipd.it/castelfranco/

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