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Mercoledì, per Oltre le Vette, Cesare Lasen e Alessandro Baù: una giornata in bilico tra la botanica e l’alpinismo

Mercoledì 6 ottobre sarà un giorno in bilico tra il paesaggio vegetale della montagna bellunese e il grande alpinismo. Alle 18 presso l’Auditorium Comunale sarà Cesare Lasen ad aprire la giornata con l’incontro “Paesaggio vegetale della montagna bellunese: novità e patrimonio da scoprire”. Nato a Feltre, nella frazione omonima, il 13 gennaio 1950.
Biologo, il suo interesse preminente è sempre stato rivolto alla botanica, in particolare floristica, fitosociologia, geobotanica. In seguito si è occupato anche di studi ecologici e applicativi, con particolare attenzione ai problemi della tipologia forestale, dei prati e di tutti gli habitat Natura 2000.
Ha scelto di occuparsi, in prevalenza, dei temi connessi con la conservazione della natura attraverso lo studio, l’osservazione, la partecipazione a convegni, anche internazionali, e la collaborazione con istituti universitari. 
Ha condotto una intensa attività di ricerca, soprattutto nelle montagne dolomitiche, che si è tradotta in oltre 160 pubblicazioni scientifiche.
E’ stato docente a contratto nelle Università di Padova, Ferrara e Ancona.
Membro della Commissione Paritetica per l’istituzione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ne è stato il primo Presidente, dal 1993 al 1998. La sera alle ore 21 torna il grande alpinismo per il secondo dei tre appuntamenti in programma. Al Teatro Comunale ci sarà Alessandro Baù con le sue Luci in Nordovest. Il ventinovenne padovano è tra i più forti alpinisti in circolazione: per lui la montagna è curiosità: la sua attività è varia, partendo dall’alpinismo classico si è poi dedicato alla falesia, e al boulder. Negli ultimi anni ha iniziato ad aprire vie in Dolomiti con stile classico. Le emozioni più intense le trova sulle grandi pareti dove coniuga la preparazione sportiva con quella mentale, cercando sempre qualcosa di nuovo. L’ambiente che preferisce è la Nord Ovest della Civetta, la parete delle pareti è il suo “parcogiochi”, il suo luogo dei sogni. Dice di lui: ”Ogni volta che scalo cerco la novità, qualcosa di sconosciuto e incredibilmente attraente che mi metta alla prova. Per me arrampicare vuol dire andare costantemente fuori dagli schemi, preparare il fisico, ma soprattutto la mente, nel tentativo di realizzare.

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