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Gruppo di lettura per il libro “Un autunno in Russia” di Beniamino Dal Fabbro

Continua con interesse l’attività dei gruppi di lettura promossi dalla Biblioteca civica. In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita della scrittore Beniamino Dal Fabbro (Belluno 1910- Milano 1989), ne sarà proposto un altro per il romanzo del 1967 “Un autunno in Russia”, a cura di Sandro Buzzatti.
L’Autore nel 1953 compie un viaggio nell’URSS: sarà un momento importante della sua vita, poiché lo affronta con l’entusiasmo dello scrittore che, prima ancora che dalla curiosità per un mondo diverso rispetto a quello in cui vive, è così ricco di suggestioni storiche e politiche, è spinto dall’interesse per un paese dove sono nate le opere di Puskin e Tolstoj. Ne trarrà impressioni indelebili come testimoniano le sue opere, un diario personale e una serie di immagini fotografiche e alcuni disegni e dipinti a olio. Mosca, Leningrado, Erevan e di nuovo Mosca, traverso la Georgia, l’Armenia il Caucaso e l’Ucraina, alla vigilia del “disgelo”. Per la libertà di giudizio è un classico libro di viaggio: i capitoli narrativi si alternano a note di diario e di costume. Non è soltanto una pungente interpretazione del mondo sovietico, ma anche il preciso e poetico ricordo di “un autunno in Russia”. La partecipazione al gruppo è libera e aperta a tutti coloro che sono interessati alla letteratura, a condividere un libro di viaggio e le proprie impressioni. Sarà anche l’occasione per rivalutare un autore della letteratura italiana del ‘900 quasi dimenticato. Gli incontri sono programmati presso la Sala Eliseo Dal Pont “Bianchi” in viale Fantuzzi a Belluno il 5, 12, 19, 26 ottobre e il 2 e 9 novembre alle ore 18.00. Info: tel. 0437948093 o biblioteca@comune.belluno.it.

Beniamino Dal Fabbro nasce a Belluno il 14 agosto 1910. E’ figlio di Francesco, Segretario generale dell’Amministrazione provinciale e di Ada Guarnieri. Durante la Prima Guerra mondiale la famiglia, costretta a lasciare la città, si rifugia a Firenze. Qui Beniamino frequenta le elementari, le impressioni di quel periodo sono rievocate sia nei suoi versi sia nelle sue prose. A Belluno compie gli studi classici e nel 1933 si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova. Nel 1937 si trasferisce a Milano dove prende i primi contatti con gli ambienti letterari e artistici. Fa le prime prove di collaborazione letteraria su “Campo di Marte”, “Corrente”, “Letteratura” e l”Ambrosiano”. Frequenti anche i ritorni a Belluno. Delicato nella persona, di salute cagionevole, è sostenuto dalla forza che gli viene da un temperamento ardente e da un’intelligenza tanto lucida quanto insofferente a qualsiasi condizionamento. Tra il 1943 e il 1944 Beniamino Dal Fabbro è a Belluno, definita in una famosa raccolta poetica Villapluvia, che amava e di cui parlava spesso con tenerezza ma anche con improvvisi moti di ribellione, per fare poi ritorno definitivamente a Milano. Nella città che vive i momenti più tragici del conflitto, frequenta l’ambiente intellettuale di Brera e il lavoro più intenso di Beniamino Dal Fabbro è dedicato alle traduzioni, sia in prosa sia in versi, soprattutto di Flaubert, Valery, Breton, Baudelaire e Camus. Dal 1947 al 1954 è titolare della critica musicale sul quotidiano “Milano-Sera”: l’esercizio della critica musicale è uno degli aspetti della sua attività di scrittore di cui egli ha una nozione unitaria. Conoscitore profondo della musica, pianista lui stesso, vive l’esperienza musicale con la passione e il rigore che gli sono propri. Dal 1956 al 1964 è critico musicale de “Il Giorno”, con il quale collabora anche per la letteratura, così come con “Il Gazzettino” e con il “Resto del Carlino”. Le sue opere in prosa e in poesia non hanno i riconoscimenti che meriterebbero: egli parla di un “veto” che l’ufficialità ha posto contro la sua persona e la sua opera. Conosce Gigliola Beratto, che sarà sua fedele compagna di vita per oltre un trentennio, e diverrà erede e custode dell’archivio dello scrittore. Nel 1968 assume l’incarico di critico musicale presso il quotidiano “Avvenire”, con il quale svolge questo compito fino al 1982. La curiosità e l’interesse per la vita è sempre vivissimo, vorrebbe intraprendere nuove collaborazioni, le condizioni di salute però peggiorano e, come sua consuetudine per un innato spirito di indipendenza, vivrà solo fino al giorno della  morte avvenuta il 25 agosto 1989.

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